La lingua di Bingo Bongo

Tra le cose che ho letto a favore di Celentano – poche a dire il vero – ci sono alcuni equivoci travestiti da argomenti: un artista deve aprire gli occhi al mondo; finalmente qualcuno ha parlato chiaro; però canta benissimo.

Oppongo una manciata di obiezioni a buon mercato.
1)    Un artista non è un mahatma.
2)    Un mahatma usualmente non parla dal palco dell’Ariston.
3)    Il palco dell’Ariston è il trampolino della canzone italiana.
4)    La canzone italiana non c’entra un tubo con i giornali cattolici.
5)    I giornali cattolici fanno il loro mestiere e non gli si può chiedere di fare i giornali di Bingo Bongo.
6)    Bingo Bongo parlava la lingua degli animali e non quella di Celentano.
7)    Celentano ha dato sfogo alle sue pulsioni senza il filtro dell’arte.
8)    L’arte è una cosa seria.
9)    La serietà impone scelte e mal si concilia con l’insulto a ruota libera.
10)  A ruota libera – a parte pochi eletti dotati di grande saggezza –  vanno i gli pseudo (intellettuali, politici, giornalisti): almeno durante il Festival di Sanremo lasciateci cantare.

 

  

5 Comments

  1. Maristella
    Feb 16, 2012 @ 09:33:46

    Celentano: che strazio!
    A metà della sua performances mi sono addormentata, con me anche il mio compagno e perfino il mio cane. Qualcosa vorrà dire.

  2. Marid@
    Feb 16, 2012 @ 12:09:14

    ahhaha vero anch’io, solo che non l’ho proprio visto il festival, una 5 giorni di polemiche e poca musica non la reggo !

  3. mara
    Feb 16, 2012 @ 13:29:54

    ripeto ogni anno la stessa cosa ma ogni anno mi pare necessario: quando ero bambina il festival durava una sera, belle canzoni, bei fiori, bei vestiti e il giorno dopo si cantava la canzone vincitrice. BASTA con questo orrore!

    Scusate ma Vespa ha fatto un plastico?

  4. la contessa
    Feb 16, 2012 @ 14:01:46

    @Mara: Certo, sta preparando quello sulla (non)mutanda di Belen.

  5. giusicilia
    Feb 16, 2012 @ 21:24:23

    condivido in toto, insopportabili i cantanti che si riscoprono guru, quasi quanto gli scrittori che si immaginano maestri di vita o i politici che fanno la pagella di moralità agli altri, li odio tremendamente tutti ipocriti, presuntuosi e pomposamente saccenti

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