Teniamo lo Stato lontano dai nostri computer

Da più parti si è invocato un ministero per Internet. Monti, per fortuna, ha tirato dritto e non si è lasciato coinvolgere.
Il fatto che la rete sia ormai parte integrante delle vite di molti di noi non significa che automaticamente ci debba essere un dicastero ad hoc (si mangia molto sushi ultimamente e nessuno di noi penserebbe a un sottosegretario al wasabi). Internet è un ambito in cui valgono le regole come altrove quindi non c’è un’emergenza sicurezza. In più la Rete ha quell’allure di clandestinità (finta, eh!) che dà un che di esclusivo ai suoi circoli virtuali: chi mai vorrebbe peccare di ineleganza mettendo un prefetto su Twitter, o mandando gli ispettori da Anobii?
Ve l’immaginate un pachiderma burocratico tra i mille vicoli della rete? Sarebbe un disastro.
Tasse sul clic, permessi d’accesso, tunnel di silicio da Taormina a Bardonecchia, lodo per i pornazzi, legittimo impedimento di mouse, spread di ip, Ici sulla prima homepage, divieto di cumulo di wi-fi…
No, grazie. Per quanto è possibile, teniamo lo Stato lontano dai nostri computer.

  

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