Prima della fine

Non riesco ad avere un’idea precisa sul suicidio assistito perché se da un lato mi colpisce che uno, un giorno, decida che vuole morire e va a concludere la faccenda come se decidesse di operarsi di appendicite, dall’altro ho ancora impressi nella memoria certi numeri dei nostri politici e dei nostri preti sull’eutanasia e sull’accanimento terapeutico.
E quando non si hanno le idee chiare forse la scelta migliore è quella di misurare il tasso di libertà che la nostra posizione taglierebbe o incrementerebbe se fossimo chiamati a decidere.
Una scelta consapevole, in simili questioni personali, non può trovare appiglio né ostacolo nei pronunciamenti di massa. Ci si può semplicemente uniformare o dissentire.
Se sono contro il suicidio assistito, cerco un ospedale per curarmi e non una clinica svizzera. Non sarà una legge scritta da tromboni incipriati a influenzarmi.
Se invece i miei giorni diventeranno insopportabili vorrò valutare tutte le possibilità. Tutte tranne quella che qualcuno mi imponga di vivere in un corpo che non voglio più.

  

5 Comments

  1. Neldubbio
    Nov 30, 2011 @ 07:18:47

    Peró, se non sbaglio, Magri non era malato. Solo stanco della vita. Questo, in qualche modo, cambia la prospettiva.

  2. Angelo
    Nov 30, 2011 @ 10:27:48

    Non di corpo si trattava, ma di animo-a.

  3. Gery Palazzotto
    Nov 30, 2011 @ 10:35:32

    Le vostre indicazioni rafforzano il mio dubbio. L’unica certezza che mi ritrovo è nell’ultima frase del post.

  4. anto
    Nov 30, 2011 @ 11:20:46

    la depressione può essere una malattia terribile, e, qualche volta, incurabile.
    molti decidono di risolverla da soli. avere qualcuno che ci aiuti, in un modo più umano, e meno cruento, è un’ipotesi che conforta.

  5. Gery Palazzotto
    Nov 30, 2011 @ 13:31:29

    Segnalo un Feltri spiazzante oggi sul Giornale.

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