Ieri, seguendo in tv la cronaca della maratona di New York, pensavo al potere di contagio di uno sport così faticoso. E lo facevo riferendomi ad alcuni esempi che mi riguardano da vicino.
Corro, anzi corricchio, da molti anni e della corsa mi ha sempre colpito la sua capacità di stimolare pensieri. Macinando chilometri ho scritto un paio di libri e migliaia di post, ho posto rimedio a molti problemi, ho messo ordine su qualche scaffale della mia mente. Quando parlo con una persona che mi comunica un dilemma o mi confessa di vivere un periodo difficile, due volte su tre consiglio di acquistare un paio di scarpette da running e, il giorno dopo, invio via e-mail una tabella di allenamento soft.
Va così anche con amici e parenti. Di mia moglie vi ho detto, e la cronaca impone aggiornamenti che arriveranno presto, anche di mio fratello vi raccontai. Ora ci sono due amici che sino a una decina di mesi fa non distinguevano un cronometro da una bussola. Una sera si parlò della corsa, tra un piatto di pasta e un bicchiere di vino. Loro mi ascoltarono, poi agirono senza clamore, com’è nel loro stile.
Cominciarono a correre, contagiando un altro amico.
Ora vanno come il vento, hanno buttato giù non so quanti chili e fanno tempi che io mi sogno.
Ecco, ieri guardavo la maratona di New York e pensavo a loro, a mio fratello e a mia moglie che in tre mesi è passata da due chilometri stentati a diciotto pieni.
Magari se non fosse stato per la mia logorrea loro non avrebbero mai iniziato questa impresa. Non avrebbero mai conosciuto lo sballo delle endorfine, il sacrificio dei mitocondri che si spezzano per dare energia. Non si sarebbero mai lanciati in un’impresa talmente folle da essere l’unica, o una delle pochissime, nella quale l’importante è arrivare e non vincere. Quei maledetti 42 chilometri e 195 metri non sono per tutti, sono per gente che sa mettersi in gioco, gente che non si arrende, che sa ascoltare, che non soffre di ipertrofia dell’ego ma che sa mettere a frutto l’egoismo, gente che suda e lavora, che conosce il valore delle cose e dei sentimenti. La gente che preferisco.