L’ordine lo ha impartito mia moglie in pieno agosto: il prossimo anno corriamo una maratona insieme. Ed io, che sgambetto da qualche decennio, sono rimasto a bocca aperta davanti alla sua determinazione. Anche perché lei, nonostante sia una sportiva di ottimo livello, non si era mai cimentata nella corsa (è forte, ad esempio, nel nuoto e mi infligge certe umiliazioni di cui vi parlerò un’altra volta).
E’ così che abbiamo cominciato a preparare la nostra maratona: il sogno è New York 2012, ma qualcosa prima la faremo.
Sono uno abbastanza competitivo, e non soltanto nello sport. Conseguentemente, guardo con amorevole preoccupazione la crescita podistica di Daniela. Ha iniziato un mese fa con pochi chilometri e già macina i suoi “lunghetti” e le sue ripetute senza battere ciglio.
Sono sincero. Il mio sogno è tagliare il traguardo di Central Park accanto a lei e abbracciarla e dirle che ce l’abbiamo fatta, che è stato meraviglioso, che sono vecchio per certe cose mentre lei no, che è bellissima anche quando è distrutta dalla fatica.
Il mio incubo è trovarla già lì, stanca e sorridente che guarda l’orologio e chiede: “Ancora ti devo aspettare?”.

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