E ora Prison Break

Dopo esserci disintossicati da 24, io e mia moglie ci stiamo drogando con un’altra serie televisiva degli anni passati, Prison Break.
La storia ha una partenza molto accattivante (gli americani so’ forti): un tale, condannato a morte con l’accusa di aver assassinato il fratello del vicepresidente degli Stati Uniti, è in carcere ad attendere l’esecuzione, ma suo fratello, un ingegnere di successo, crede nella sua innocenza e si fa arrestare per cercare di salvarlo.
Finora abbiamo macinato solo una decina di episodi – in totale sono 81 – e se si sopravvive alle prime due puntate, molto cupe e abbastanza violente, è facile intravedere uno sviluppo interessante.
Ho sempre visto pochissima tv, diciamo solo lo stretto indispensabile, però quando mi trovo davanti a prodotti così ben fatti sono felice di fare, ogni tanto, il pantofolaio e di spalmarmi sul divano col telecomando inghiottito dai cuscini.
Ah, tecnicamente Prison Break non regge il confronto con il mondo di Jack Bauer (attori, regia, effetti speciali), però l’incastro dei personaggi è molto interessante.
Se non lo conoscete, provate a darci un’occhiata.

  

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