Angelino Alfano, neo segretario del Pdl, s’impegna a fare del suo partito “un partito degli onesti”. Il che implicitamente significa che qualcosa da quelle parti ci deve pur essere di storto se i magistrati pizzicano ogni tanto qualche ladruncolo o qualche mafiosetto con cariche più o meno importanti nel partito. Il richiamo, in sede di dichiarazioni programmatiche, all’onestà come elemento innovativo fa il paio con la famosa costruzione del partito dell’amore che il principale di Angelino, don Silvio, abbozzò qualche anno fa, facendo ridere mezzo mondo.
I valori – certi valori universali –  non si distribuiscono come volantini, non si sventolano come bandiere. Si assorbono, si professano. Anche perché una volta costruito il partito dell’amore, dell’onestà, della sincerità, della devozione alla beata vergine, bisognerà prendersi la responsabilità di inquadrare in modo inoppugnabile il nemico politico e biblico: chessò, un partito dell’odio, della deliquenza, della bugia,  dell’ateismo e dell’alito cattivo…
Al primo che organizza un referendum sul ripristino del comune senso del ridicolo io prometto fedeltà eterna e appoggio incondizionato.