Signori o dottori?

Tremendo è il laureato che si firma, si fa chiamare e, addirittura, si presenta col titolo di dottore. Peggio ancora è il non laureato che millanta e si fregia di qualcosa che non merita: ricordo un corrispondente di provincia che, esagerando, si faceva chiamare direttore.
Campioni mondiali di povera presunzione,  in tal senso, sono alcuni (pochi) medici, i magistrati e commercialisti, possibilmente neo laureati dopo una navigazione fuoricorso decennale. Ostentano il loro titolo di dottore come un elemento di distacco: del resto il loro rapporto con l’altro necessita di un balcone, di un predellino che renda evidente il dislivello, la differenza di altezza. Io guaritore, tu paziente. Io giudice, tu cittadino. Io esperto, tu cliente.
Anche tra le altre categorie c’è un grottesco orgoglio nel fregiarsi di un’abbreviazione di quattro lettere: dott e il portinaio ti rispetta; dott e la segretaria è più motivata; dott e la vita ti sorride.
Non cerco il colpo a effetto e vi dico una cosa scontata. Alcune delle persone migliori che ho conosciuto hanno schivato con grande attenzione il sistema della finta meritocrazia del “dottoresimo”. Come si dice? Signori si nasce, di sicuro. Dottori lo si diventa, forse.

  

9 Comments

  1. fm
    Giu 18, 2011 @ 14:02:40

    Che dire? Come non essere d’accordo. Confesso che all’inizio dei tempi mi dava un po’ fastidio sentir chiamare dott. prof, avv. il mio condomino mentre IO ero solo e soltanto “signora” pur avendo titoli a josa da poter spendere. Col tempo, ma non ne è occorso tanto!, ho capito che essere una “signora” ( o un signore) è molto più difficile e più appagante che essere un qualunque dott, prof, ing, avv,

  2. jana cardinale
    Giu 18, 2011 @ 19:41:28

    La verità è che io ti citerò a oltranza e all’infinito. Questa è la verità.
    Bravo Gery!!!!

  3. torietoreri
    Giu 18, 2011 @ 20:43:05

    Come non condividere in pieno? Un altro vezzo, diffuso specialmente nei talk-show televisivi, è quello di chiamare qualunque politico “presidente”, anche se non lo è affatto o lo è stato (anche di una bocciofila) in tempi immemori. “Siamo uomini, o caporali?”, ci ammonisce il saggio Totò in un altro dei suoi indimenticabili film.

  4. Vins
    Giu 19, 2011 @ 02:01:44

    Conosco un tale che nella sua carta da lettere intestata vi sono i titoli di dottore e cavaliere. Non è nè l’uno nè l’altro.

  5. Anonimo
    Giu 19, 2011 @ 16:56:51

    Anche nella targhetta apposta dietro l’uscio di
    casa
    rag. cav. Tizio Caio
    da ridere a crepapelle

  6. salvatore battaglia
    Giu 19, 2011 @ 16:58:36

    L’anonimo pregresso sono io

  7. torietoreri
    Giu 19, 2011 @ 21:53:08

    Non per niente anche il grande Paolo Villaggio ne fa una raffigurazione “plastica” nel descrivere nei suoi libri e nei suoi film, in contrapposizione a Fantozzi, il grande capo come “Dott. Prof. Comm. Ing. Cav. Lup. Mannar. Gran. Farabutt. ….. “…

  8. Maurizio
    Giu 21, 2011 @ 09:06:12

    Ancora peggio sono, poi, quelli che hanno la presunzione di incollare una sequela di titoli e onoreficenze anche sulle lapidi nei cimiteri. Quelli, mi fanno più pena di tutti: i defunti che si faranno spernacchiare anche all’altro mondo e quei fessi dei parenti che deporrano i crisantemi sulle tombe dei propri defunti. Come se dottori e cavalieri si restasse in eterno.
    …ma mi faccia il piacere!

  9. Salvatore Baglieri
    Lug 01, 2011 @ 21:43:30

    Il vero problema è l’effetto che la parola fa.

    – Pronto sono Salvatore Baglieri, chiamo per avere informazioni sulla firma digitale.
    – Chi è chi boi???

    – Pronto sono l’Ing. Salvatore Baglieri, chiamo per avere informazioni sulla firma digitale.
    – Si un attimo [che cerco qualcuno che sappia cosa sia].

    In realtà non ci sarebbe bisogno di ostentare il titolo accademico, basterebbe vedere lo spessore degli occhiali :)

Leave a Reply