Il ministro dell’innovazione Renato Brunetta dà la sua versione dei fatti sulla vicenda dell’insulto ai precari.

Al termine del mio intervento, una signora tra il pubblico ha chiesto di poter prendere la parola. L’ho quindi invitata a salire sul palco, nonostante dovessi recarmi entro pochi minuti al Quirinale per la cerimonia di conferimento del Premio Nazionale per l’Innovazione, alla presenza del presidente Napolitano. Quando capisco che la signora voleva parlare di precari e pubblica amministrazione, dico: “Scusi l’argomento è troppo complicato e lungo, non ho il tempo per trattarlo”. Mentre scendo dal palco vengo insultato: “Buffone!”. Compare uno striscione. Cominciano gli spintoni. E a questo punto dico: “Voi siete l’Italia peggiore”.

In realtà, come si vede in questo video, appena la signora sale sul palco il ministro le chiede di presentarsi. Non dice “Scusi l’argomento è troppo complicato bla bla bla”. No. Lei si presenta e il ministro, appena sente la parola “precari”, si gira sui tacchi e se ne va, dicendo:

Grazie, arrivederci, buongiorno, questa è la peggiore Italia. Grazie.

Quindi Brunetta mente sulla parte cruciale della vicenda, che è quella della provocazione. Non è vero che c’è stata un’offesa preventiva, che è  l’architettura di tutta l’autodifesa. Cioé: non c’è stata alcuna azione squadrista, non c’è stata nessuna trappola.
Brunetta ha offeso prima che qualcuno reagisse e lo offendesse. Non ci sono stati spintoni prima che lui se la prendesse con l’incolpevole precaria, non c’è stata nessuna aggressione prima che lui trattasse coi piedi quella donna.
Non sono dettagli, questi. Perché è fondamentale sapere se un ministro è in grado di dire la verità oppure no. Ovunque, tranne che in Italia.

 

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