Prima scrivevano: giornalista. Poi: giornalista e scrittore. Poi: ghost-writer. Poi: blogger. Poi: giornalista e blogger.
Chi fa il mio mestiere, anche se un po’ indefinito (sono un po’ di tutto, e non ben amalgamato), ha il terrore di rispondere alla domanda: che lavoro fai?
Perché, quando si tratta di questioni personali, è complicato conciliare l’egocentrismo di chi campa scrivendo con l’attendibilità: si rischia sempre di sbagliare, per difetto o per eccesso.
Mi sono chiesto quale sarebbe la definizione di me che più mi piacerebbe. E l’ho trovata: raccontatore di storie (vere o presunte). Però non avrei mai il coraggio di comunicarla all’impiegato dell’anagrafe, anche perché non sta in nessun elenco.
Quindi va bene: giornalista. Oppure: giornalista e scrittore. Blogger e ghost-writer, no: niente parole straniere sulla carta d’identità.

P.S.
Sulla questione delle parole straniere ricordatemi di raccontarvi una cosa…