E-blogs, il sito che si proponeva di illustrare il meglio dei blog d’Europa, chiude dopo meno di un anno. Il progetto, ambizioso e intelligente, non ha trovato il traino pubblicitario sufficiente. Un sistema di selezione e, soprattutto, traduzione dei post più interessanti della blogosfera ha un costo non indifferente.
E – prendiamone atto – non c’è troppa gente disposta a investire nell’intelligenza o, Dio mi perdoni, nella cultura.
La morte di E-blogs è perfettamente in linea col sistema di premialità dissonante che corrompe l’aria del mondo d’oggi. Si premia il più stupido, il più ignorante, il mediocre telegenico, il più raccomandato, la più tettona… Niente da fare per chi ha qualcosa da dire, senza sponsor né padrino.
Inoltre la mail con la quale si annuncia la morte dell’iniziativa è di un’onestà che le mie righe rischiano di travolgere: non c’è un giudizio, né un’accusa, solo una constatazione (amara) e un civile mea culpa.
Anche nel lasciare la blogosfera, gli amici di E-blogs sono controcorrente. Civili, pacati, intelligenti.
Potevano non finire male?

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