Il colpevole dell’omicidio della povera Yara c’era, era perfetto, marocchino e povero, il carnefice ideale in un Bergamasco che già si rivoltava contro quegli immigrati di merda che corrompono l’aria col solo respiro, violentano le fanciulle per sport e rubano il lavoro agli operosi lombardi, però il colpevole perfetto se lo sono lasciati sfuggire perché qualcuno ha scoperto che la frase incriminata, quella che aveva fatto saltare sulla sedia gli investigatori che lo intercettavano, in realtà il marocchino non l’aveva mai pronunciata e che le poche parole registrate sul nastro della polizia erano state tradotte male e, come se non bastasse, tutto quel che era seguito, l’allarme per la fuga, l’inseguimento in mare, il coraggioso testacoda del capitano della nave che si era scostato dalle acque internazionali per far sì che il pericoloso colpevole perfetto finisse in manette in territorio italiano e il conseguente fermo dell’assassino predestinato, erano stati frames di un’illusione in un macabro gioco del gatto col topo in cui il gatto è rimasto a bocca asciutta e il topo, quello vero, non si è ancora visto.

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