Come era tristemente prevedibile, Debora e Romina, meglio note come le coatte di Ostia, sono diventate un fenomeno dell’estate.
Se non fosse imbarazzante da pronunciare, la parola che più potrebbe dare un’idea della loro situazione sarebbe: successo.
Le due ragazzine che – ricordiamolo – sono diventate un fenomeno mediatico per aver risposto a domande fesse in modo ancora più fesso (in una lingua che traveste gli strafalcioni da espressione dialettale), adesso hanno addirittura un agente che seleziona per loro proposte televisive, cinematografiche, eccetera.
E’ il destino ineluttabile del coatto che, per fortuna o altro, riesce a guadagnarsi un minuto davanti alle telecamere. Il premio immeritato che non sorprende più nessuno al di fuori del premiato.
In un capovolgimento di mare e cielo, di sapienza e ignoranza, di meraviglioso e orribile, le coatte di Ostia non hanno alcuna colpa se non il compiacersi della propria feconda ignoranza.
Andranno lontano e, quel che è peggio, non smetteranno di parlare quello slang bullesco che – loro non lo sanno – toglie freschezza alla loro giovinezza.
D’altro canto il giorno in cui impareranno la consecutio temporum, sarà la loro fine.

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