Il “cattivo” dell’estate – ogni stagione ha i suoi – è un tale Giancarlo Tulliani, un ragazzotto intraprendente e arrogante che ha messo nei guai Gianfranco Fini. I giornali si divertono a dipingerlo come spregiudicato al limite dell’incoscienza, prepotente al limite della ridicolaggine, sfacciato al limite dell’insolenza.
Tutto accade adesso, dopo che altri giornali – quelli di proprietà di un altro arrogantello e spregiudicato che però non può godere più dello status di ragazzotto – hanno raccontato i presunti favori di cui il tale Tulliani godeva grazie a sua sorella, compagna del presidente della Camera.
Il bello di questi personaggi è che sono creati per non riscuotere disparità di opinioni: non sono ricchi di famiglia ma lo diventano (e ciò attira le antipatie di chi con lo stipendio non arriva a fine mese), restano a lungo invisibili alle cronache (e ciò attira le antipatie di chi sui giornali ci finisce troppo spesso), appaiono splendenti pur brillando sempre di luce riflessa (e ciò attira le antipatie di chi vive al buio), difficilmente pagano di persona (e ciò attira le antipatie di chi paga anche per colpe non sue).
Però al termine di queste righe mi rendo conto che Giancarlo Tulliani in fondo non è un “cattivo”: i cattivi, soprattutto quelli senza virgolette, ostentano la forza di una responsabilità, si battono sino alla fine brandendo ragionamenti come se fossero mazze ferrate, si dimenano alla ricerca di un colpo di scena che possa scavare una trincea per loro e una fossa per un altro. Questo tale Tulliani è in fondo un opportunista viziatello, troppo giovane per essere preso come cattivo modello e troppo vecchio per restare impunito.
Il miglior modo per celebrarlo è dimenticarlo presto.

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