di Abbattiamo i termosifoni

Guardo in diretta (o registro) ogni sera su Rai Uno “Notti mondiali”, un programma di commento sul calcio condotto da Jacopo Volpi. In uno studio di Roma, gestito dalla giornalista Paola Ferrari e collegato con quello principale di Johannesburg, spadroneggia Maurizio Costanzo. Spadroneggia, sì, perché da ospite che era, al fianco di Giampiero Galeazzi, nel giro di un paio di puntate è diventato il capoccia. Così:
– qualsiasi domanda la Ferrari faccia a Galeazzi, risponde il tricheco di Mediaset (e ieri finalmente Galeazzi, stufo della costante ingerenza, gli ha ribattuto in modo acido);
– se ha due minuti a disposizione per bofonchiare le sue amenità, ne arraffa una dozzina costringendo poi Volpi e compagni a correre con commenti e servizi;
– legge poesie fuori luogo, anche quando una traduttrice affianca l’ambasciatrice del Sudafrica che non capisce un emerito, perché tradurre una poesia di corsa è proprio arduo;
– interrompe chiunque e si sovrappone pure a Dio in terra, anche passando la parola agli ospiti quando gli pare, come se a condurre fosse lui;
– si lamenta di sentire un sottofondo musicale come tappeto dei suoi interventi (motivetto che nessun altro percepisce) e fa un cazziatone al basito Volpi;
– è artefice (a parer mio, perché altrimenti non me lo spiego) della comparsa in studio di ospiti di provenienza mediasettiana che col calcio nulla hanno a che fare: finora Rossella Brescia o un comicastro di nome Dado, che viene da Zelig e per di più canta;
– fa delle interviste on the road ai tifosi stranieri insieme a Galeazzi impedendo a quest’ultimo di porre qualunque domanda o di ascoltare qualunque risposta, perché le domande sue e i tifosi suoi devono avere sempre la meglio;
– l’ho beccato che si scaccola, tossisce, si presenta con la sciarpa di lana, si lamenta della sciatica.
Dato che lo paghiamo, non sarebbe meglio sobbarcarci l’onere della retta mensile di una casa di riposo? Con buona pace anche della sua invadenza senile.

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