Dunque abbiamo trovato il colpevole. Se l’Italia si ritrova a discutere di un premier che smanetta col telefonino per cercare di mozzare le teste dei giornalisti televisivi che non gli piacciono, la colpa è di Franco Viviano.
La visione berlusconiana  della vita spinge a considerarlo un malfattore che ha sottratto fraudolentemente un fascicolo da un ufficio di una procura, per darne conto sul suo giornale.
La visione non berlusconiana lo identifica invece come un cronista che fa il suo mestiere: cioè raccogliere notizie che dovrebbero restare nascoste e renderle pubbliche come deontologia comanda.
So già come finirà.
Prevarrà quella stramba giurisprudenza sociale che in Italia vuole sugli altari chi commette il reato e nella polvere chi lo denuncia (anche a rischio della propria incolumità).
Tra qualche anno ai sopravvissuti di questa follia istituzionale travestita da trionfo della democrazia si potrà raccontare che nell’anno 2010 era giustificabile compiere un piccolo reato (come sottrarre un fascicolo dal tavolo di un giudice “benevolmente” distratto) pur di smascherare colui il quale pretendeva che i propri reati fossero, per decreto, cancellati. O, peggio, caricati sul groppone altrui.
E si dovrà ammettere senza moralismi che le fedine penali al lordo delle rivoluzioni non sono mai candide.

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