Chiedere al presidente della Repubblica italiana di combattere con tutto il suo peso istituzionale le scelte dissennate di un esecutivo ebbro di onnipotenza è una follia.
E ciò per due motivi.
Primo. Il ruolo del capo dello Stato è – come molti esperti tra voi mi insegnano – rappresentativo e poco influente.
Secondo. Giorgio Napolitano è un maestro nell’arte dell’ovvio. Un acrobata da cintura Gibaud e sandali del dottor Scholl. Il presidente di tutti gli italiani, ma soprattutto di quelli sonnambuli.
Basti notare come  ha “fatto irruzione” (le virgolette non stanno lì a caso) nel gran casino delle indagini di Trani: “Rispettare le indagini e le ispezioni” ha detto dopo averci pensato su una settimana. Che è come dichiarare che il pane fa bene ma fa anche ingrassare. O che il mattino ha l’oro in bocca ma che dormire fino a tardi è una goduria. O che il freddo secco è un’altra cosa rispetto a quello umido.
Non c’è niente da fare.
Nonostante il cliché che i giornali riesumano in questi casi (monito di Napolitano), nel migliore dei casi il Presidente suscita uno sbadiglio. Nel peggiore – almeno nel mio caso – stimola una riga che però leggerete censurata: kjahfq§owiu*hywp°ofkn#mv.cnçzx[v,mzbx%fh$jasGD£HJ=§vz.

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