Close West
L’attimino fuggente
Ma sentite questa. Ho due biglietti per un concerto. Hanno spostato la data dell’evento, e io voglio accertarmi di non doverli cambiare. Così decido di andare al box-office dove li ho comprati. Come tutti sanno, i biglietti hanno una caratteristica: sono sottili ed entrano facilmente nella tasca interna di giacche e giubbotti. Cosa che – ma lo scoprirò solo a fine mattinata – può anche essere un principio di tragedia.
Raggiungo la porta a vetri dell’ufficio di vendita, la spingo per entrare e contemporaneamente, in modo del tutto istintivo, mi infilo una mano nella tasca, così da avere i tagliandi già a disposizione quando sarò davanti all’impiegato.
Sono accolto da facce terrorizzate. Un uomo sulla sessantina, robusto, sgrana gli occhi e mi urla: “Che vuole lei?”. Indietreggia. L’addetto al banco impallidisce. Come il barista del Far West (ma levateci il “Far” perché l’ufficio è a due passi da casa mia), rimane immobile, rigido, in attesa di non si capisce che.
Calmo tutti, spiegando quello che mi sembra scontato: sono lì per un’informazione.
“Non lo faccia mai più”, mi avverte l’uomo alla porta.
“Cosa?”.
“Questo”. E si mette la mano nella tasca, esattamente come avevo fatto io entrando. “Mai farlo quando sta per varcare la soglia di un negozio. Potrebbe avere una pistola e io, non sapendo le sue intenzioni, potrei tirare fuori la mia”.
“Lei ha una pistola?”, mi stupisco. A quel punto mi sento very far, ma dalla realtà.
“Lasci perdere. Però segua il mio consiglio”.
Torno da mia moglie. Vedremo il concerto: mi garantiscono che i posti sono nostri lo stesso. Me lo godrò con tutte le forze, dato che rischiavo di non esserci. In tutti i sensi.



26 gennaio 2010 alle 00:50
Oggi ho comprato un bel sottocasco, nero, modello “catturandi”. Non vorrei, in qualche giorno particolarmente freddo, ritrovarmi a parcheggiare la moto davanti quel negozio-Saloon. Magari il tizio si mette paura ed esce per strada con il fucile a pompa.
26 gennaio 2010 alle 08:54
Ecco, vede Giacomo, se al posto di un anonimo capospalla multitasche avesse indossato un giubbotto slim, un cappottino monopetto o un trench, tutto ciò non sarebbe avvenuto.
La moda salva la vita!
26 gennaio 2010 alle 08:57
Ha dell’incredibile! Rido troppo!
Giacomo, ammettilo, hai i lineamenti da deliquente…
26 gennaio 2010 alle 09:18
Anche io rido troppo…capita ogni cosa, che vita bizzarra! Cacciatorino faccia d’angelo però secondo me…;-)
26 gennaio 2010 alle 10:01
losco
26 gennaio 2010 alle 10:08
Assolutamente meraviglioso. Praticamente come Django , anzi Djangoooooooooooo
26 gennaio 2010 alle 10:12
C’è chi ti scambia per un rapinatore (di rado, per fortuna) e chi (molto spesso) per uno sbirro. Sei un po’ borderline, quindi.
26 gennaio 2010 alle 10:15
Enrico De Pedis era elegantissimo. Ma era uno dei più feroci boss della Magliana. E’ che la gente ormai è terrorizzata, ragazzi. E a volte anche un po’ scema, ammettiamolo. La tv non è l’ultima dei colpevoli.
Tg come studio aperto andrebbero depennati per costituzione.
E comunque, sulla mia tomba avrebbero potuto scrivere: morì per una mano in tasca e per un concerto di Morgan. Povero st***zo.
Meno male che non sono arabo, anche se ne ho un poco l’aspetto.
26 gennaio 2010 alle 10:22
Però basta mani in tasca quando entri in un negozio. Che a casa qualcuno si preoccupa.
26 gennaio 2010 alle 10:24
Certo rischiare la vita per Morgan…non so quanto ne vale la pena!
26 gennaio 2010 alle 10:26
wow, chi è che ha nominato Django!
Giacomo, stavolta non ho riso. Il tuo racconto è terribile.
26 gennaio 2010 alle 10:39
Comunque Giacomo lo dovevi sapere “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con un biglietto, l’uomo con il biglietto è un uomo senza concerto”
26 gennaio 2010 alle 11:05
Quando uno dietro il bancone ha una pistola e un rapinatore entra nel suo negozio, l’unico che molto probabilmente farà un affare è il venditore di casse da morto.
26 gennaio 2010 alle 12:04
Certo, Cacciatorino, l’episodio è divertente ma non è normale! Questo clima di “terrore” diffuso, di paura, lo dobbiamo tutto e per intero a certi “signori” che invece di fare giornalismo fanno solo terrorismo. Come i talebani, e come loro ottengono il risultato voluto dal padrone: hanno cancellato le più elementari libertà dell’individuo in nome di sua maestà “la sicurezza”. La sicurezza del babbalucio
26 gennaio 2010 alle 12:10
@anonimo: in effetti mi è mancata la battuta giusta. Dovevo dirgli: “ogni pistola ha la sua voce, ma questa non la riconosco”. Ma mi ci voleva un gattino tra le mani. Oppure: “levati la pistola e mettiti le mutande”. Scopriamo oggi l’utilità del grande Leone.
@silvia: in effetti. Se il concerto è un pacco Morgan è un uomo morto. (Lo ammazzo a pernacchie).
@tutti: E’ vero. Ci si ride, ma è terribile.
26 gennaio 2010 alle 12:29
Potevi anche dirgli:
presumo non sia contento di vedermi.
Alla Mae West.
26 gennaio 2010 alle 12:44
Quién sabe?- disse il cacciatorino entrando nel saloon.
Matalo!- dal fondo gridò un uomo
Vamos a matar, compañeros
26 gennaio 2010 alle 12:47
E Tomas Milian vestito da hippy del west che distribuisce biglietti di Morgan a tutti. “Tieni, amico… questo è peyote”.
26 gennaio 2010 alle 13:03
IL cacciatorino entrò, abbassò lo sguardo sul vecchio messicano ubbriaco:
“…La legge una risata, la morte un modo di vivere”- sputò per terra e riprese a camminare. Tepepa lo attendeva
26 gennaio 2010 alle 13:49
Ho capito tutto: il cacciatorino andrà al concerto di Morgan con Tepepa e l’amico Peyote. Avrà delle visioni meravigliose, ad un certo punto si alzerà in volo e si ritroverà accanto a Morgan a suonare un pezzo a quattro mani al pianoforte e tutti applaudiranno entusiasti
26 gennaio 2010 alle 13:51
Ah, cacciatorino, poi se vuoi essere generoso magari puoi presentare l’amico Peyote agli amici, non essere egoista!
26 gennaio 2010 alle 14:01
vabbè, va anche detto che con quella faccia da duro, cacciatorino, potresti essere uscito da un film di seergio leone!
26 gennaio 2010 alle 14:36
Ma secondo voi l’ufficio aveva una telecamera CC?
Vorrei tanto vedere la faccia del Cacciatorino in quella manciata di secondi.
Vorrei inoltre provare a chiedere se sono disposti a noleggiare la registrazione. Se la vendono la metto tra “Mezzogiorno di Fuoco” e “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”.
Maestro, non è che saprebbe dirmi per caso di preciso che ore erano?
26 gennaio 2010 alle 17:12
@Tanus: L’una meno un quarto, credo.
@pirsimona: e, altrettanto magicamente, Morgan presenta a Cacciatorino una giovane donna così dicendo: “questo è l’angelo nero esagitato e tornito che il cuore mi spezzò in un impossibile 31 di febbraio di quando non so”. E si tratta di Asia Argento in tanga. E vissero tutti felici e contenti con grande dispendio di Peyote. Intanto il pistolero del box office si sparò a un piede (se gli va bene) mentre, come dicono molti che si sparano a un piede, puliva l’arma.
holden c: da un film di Sergio Leone girato all’Albergheria…
26 gennaio 2010 alle 17:18
Effetti non desiderati
Il peyote è un potente allucinogeno che modifica le percezioni sensoriali e lo ‘stato di coscienza’ fino a provocare allucinazioni visive e acustiche. Questo può provocare effetti che possono variare da visioni paradisiache fino a incubi terrificanti; in questo senso è dimostrato che il setting (il luogo, la situazione, la compagnia) e il set (il proprio stato d’animo, l’umore, la disposizione mentale) sono determinanti sugli effetti.
Per questo motivo chi è comunque determinato ad avere un esperienza con il peyote sappia che è importante scegliere una situazione tranquilla e piacevole e avere con sé persone di cui ci si fida, anche perché in genere l’effetto dura dalle 10 alle 12 ore.
Il pericolo più comune con il peyote è l’insorgere di un episodio di tipo ‘psicotico’, che può essere facilmente trattato con l’utilizzo, sotto controllo medico, di benzodiazepine.
Se qualcuno sta facendo un “brutto viaggio”, è importante stargli vicino e rassicurarlo parlando lentamente e con dolcezza, facendo presente che ciò che la persona vede non è propriamente ‘reale’. Se la situazione persiste o peggiora (con perdita di conoscenza, tremori incontrollati o convulsioni) è il caso di chiamare immediatamente una ambulanza.
26 gennaio 2010 alle 17:31
Ma allora io ho sempre mangiato Peyote e nessuno mi ha detto niente!
26 gennaio 2010 alle 17:32
Avrei detto, se non specificavi, che erano gli effetti della lettura de “il Giornale”.
26 gennaio 2010 alle 17:36
Tanus, ecco dove si serve il premier: alla “Casa del peyote”. Antipasto: bruschette di peyote. Primo: tagliatelle del boscaiolo al peyote. Secondo: tagliata peyote con funghi. Dessert: cassatine o strudel di Peyote. Digestivo: Amaro Peyote.
26 gennaio 2010 alle 17:41
E aggiungerei che ha una fame da Lupi e abusa di grappa Bocchino, preferibilmente con una Brunetta.
26 gennaio 2010 alle 17:47
Riassumendo: Hai fattezze da delinquente, ti piace Morgan( tendenze bisessuali?) ed un passato ( presente?) da consumatore di peyote. Tuttaltro che noioso!
26 gennaio 2010 alle 17:53
Soprattutto mi piace Morgan. E’ la prima cosa che dico alle presentazioni dei libri.
30 gennaio 2010 alle 00:08
Soldi buttati, quelli del biglietto per Morgan, dovevi “comprarci pallottole, Niño!” ;-)