Leggere e scrivere/1

La persona, sia un gentiluomo o una signora, che non provi piacere per un buon romanzo deve essere intollerabilmente stupida.

Jane Austen

  

16 Comments

  1. il cacciatorino
    Dic 29, 2009 @ 11:42:25

    Si vede che non ci sono più i gentiluomini e le signore di una volta…

  2. silvia
    Dic 29, 2009 @ 11:48:27

    Austen si sarà riferita ad un mancato ammiratore?

  3. fm
    Dic 29, 2009 @ 12:34:38

    ma chi decide che un romanzo è un buon romanzo?

  4. fm
    Dic 29, 2009 @ 12:41:34

    (continua) non l’autore e , certamente, non la promozione pubblicitaria. Dovrebbe essere il lettore, ma il lettore deve sapere che c’è un romanzo da leggere, e chi glielo dice? La pubblicità! Ma la pubblicità chi la fa? La casa editrice che ha interesse a vendere o il lettore che ha interesse a leggere?

  5. silvia
    Dic 29, 2009 @ 12:42:29

    Fm, E poi cos’è questa mancanza di tolleranza?

  6. silvia
    Dic 29, 2009 @ 12:49:28

    Fm, se ti interessano le dinamiche relative alla realizzazione-distribuzione-pubblicità-gradimento di un libro, visita fattesto.blogspot.com.

  7. il cacciatorino
    Dic 29, 2009 @ 16:28:20

    Io ho la presunzione di sapere che cosa NON è un buon romanzo.

  8. silvia
    Dic 29, 2009 @ 17:00:12

    @Cacciatorino, per esempio?

  9. Tanus
    Dic 29, 2009 @ 17:14:03

    Il piatto della casa fatto riciclando tutto ciò che è rimasto il giorno prima e aggiungendo panna e spezie piccanti in abbondanza – ma solo al ristorante mi permetto di aggiungere.
    La paella che si fa in casa è tutto altro mangiare…

  10. fm
    Dic 29, 2009 @ 18:34:01

    Tanus, quello della casa( avanzi + panna e spezie) è proprio il libro che non leggerei mai! O meglio che leggo e non consiglio.
    Io di professione faccio “il lettore” e ho una esperienza cinquantennale nel campo!

  11. il cacciatorino
    Dic 29, 2009 @ 20:24:55

    @silvia: la prima discriminante è la disonestà intellettuale. I romanzi sono di per sé delle grandi, affascinanti menzogne, ma non dovrebbero raccontarne, di menzogne. C’è una bella differenza tra le due cose. Se uno scrittore mente scrivendo (se quindi mente a se stesso) è meglio che cambi mestiere.
    Un’altra discriminante è la pigrizia mentale. Un romanzo scritto da un pigro è una iattura (e un paradosso, quasi un ossimoro). Lo riconosci dai luoghi comuni disseminati dappertutto. Ammesso che venga pubblicato. Lo scrittore è uno spalatore indefesso di sterco umano. Esce da sua ogni impresa stanco morto, o piegato in due dalle risate, o ferito a morte, ma in ogni caso non è mai un lavoro tranquillo, a dispetto della staticità. Flanney O’ Connor scrisse da qualche parte che deve rotolarsi nella polvere, sporcarsi, o una cosa del genere, e io sono d’accordo.
    Un’altra discriminante ancora è il paraculismo, la piacioneria a tutti i costi (in tutte le sue declinazioni: giovanilismo, modaiolismo, televisivismo, ombelichismo, noirismo, depressismo). Tutti gli scrittori aspirano anche a piacere e a farsi amare, ma ci sono romanzi e scrittori che non aspirano ad altro. E spesso ci riescono, e fanno soldi, con grande disdoro del mestiere di scrittore in generale.
    Se vuoi dei nomi e dei titoli, non te li faccio. Ognuno li trova da sé.

  12. il cacciatorino
    Dic 29, 2009 @ 20:28:21

    Correggo e chiarisco: “FlanneRy O’ Connor scrisse da qualche parte che lo scrittore…”
    Ecco, lo scrittore, tra le altre cose, non riesce a convivere con l’idea di aver scritto una cosa sbagliata. E’ un tarlo, un chiodo fisso.

  13. Tanus
    Dic 30, 2009 @ 00:06:51

    Meno male che per certi scrittori ci sono certi editor, che salvano capra e cavoli. O forse no…?!?! Forse sarebbe meglio non ci fossero a salvarli?
    Mi sa che dovrò fare uno studio sulla cosa… ;-)

    Comunque è tutta una questione di target. Se vuoi scrivere un libro che venda basta mettere sesso, trasgressione, templari e cospirazioni. Protagonista belloccio e una bellona ancora di più.Aggiungi una teoria sulla morte di Gesù, quattro alchimisti, Michael Jackson redivivo e sei a posto. Ne trovi a “trizzeffe” anzi a “troffe” sulle bancarelle in via Libertà.

    Forse scrivere un libro si deve fare prima per se stessi, per costruire il romanzo che sempre avresti voluto leggere. Allora dipende solo da cosa hai dentro, quello che finisce sul tuo virtuale foglio di carta. Ma sono momenti, oggi potrei voler vedere un Western, domani La coscienza di Zeno o L’Ulisse di Joyce. L’idea può essere banale, ma è la differenza tra un uomo interessante ed uno meno, come nella vita reale del resto. Sarà letto e seguito di conseguenza.

    PS Il Cacciatorino in questo post… mi mette in soggezione… ma in effetti il tasto è veramente dolente. Specialmente per chi è costretto a leggere e giudicare testi che mai comprerebbe.

  14. silvia
    Dic 30, 2009 @ 01:22:14

    @Cacciatorino, lo scrittore E’ la sua cosa sbagliata. Scrive della cosa sbagliata per attraversarla nel tentativo di superarla, rileggerla. Riscriverla. Credo.
    Con affetto.

  15. Fabio
    Dic 30, 2009 @ 01:26:26

    Non vorrei essere fuori luogo ma mi piace pensare che i libri sono come le mutande.oltre ad essere pulite devono starti comode quando le indossi.Così è per un buon libro, ci stai bene dentro quando lo leggi…

  16. verbena
    Gen 04, 2010 @ 16:16:30

    Fabio, sante parole

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