baaria

Ho visto Baarìa e vi scrivo quello che ne ho tratto, senza perdermi in chiacchiere.
Scenografia e fotografia sono davvero splendide.
La storia regge fino a dieci minuti dalla fine, quando Giuseppe Tornatore s’inventa un sistema di lucchetti che devono chiudere in modo forzato tutti i cancelli (forse troppi) aperti in più di due ore di film.
Baarìa soffre di due eccessi: la coralità, che spesso soffoca (o nasconde?) le maglie fondamentali della trama, e i simbolismi che dal volo iniziale del bambino allarmano lo spettatore più razionale (razionale non vuol dire appestato).
Il protagonista maschile, Francesco Scianna, è misurato e credibile: la sua interpretazione è perfetta.
La protagonista femminile, Margareth Madè, leggiadra sino alla volatilizzazione, si dimentica facilmente.
Insomma, 150 minuti di cinema italiano, di buona fattura e di cassetta: Baarìa vale il prezzo del biglietto, che è già qualcosa di questi tempi.
Però non parliamo di capolavoro.

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