scudo-fiscale

L’ultima trovata di cui si discute è lo scudo fiscale: il condono per gli evasori pentiti.  Tutti lì, i riccastri-furbastri, a farsi i conti di quanto risparmierebbero facendo rientrare in Italia i patrimoni occultati all’estero e sfuggiti alle indagini della polizia tributaria.
Personalmente trovo odiosa questa forma di condono, ancor più delle altre. Perché mette nero su bianco l’abietta discriminazione tra furbi e onesti e – questo è il guaio – dà un vantaggio ai primi che, a questo punto, attendono speranzosi un decreto legge che li autorizzi a esibire il gesto dell’ombrello a ogni posto di blocco, frontiera, confine, dogana, stazione di controllo, persino casello autostradale.
Il vantaggio della disonestà, in un Paese come l’Italia, sta nel fatto che alla lunga il crimine se proprio non rende, almeno procura uno sconto.  Lo stupido che paga le tasse, tutte, e che vorrebbe strozzare il commercialista onesto (o fesso) che gli ha compilato una lista dalla quale non può sfuggire, ha un’unica via d’uscita per scampare alla depressione: comprare un salvadanaio di terracotta e riempirlo a poco a poco di monete. Dopo averlo sistemato sullo scaffale del caveau di una banca svizzera.