Foto di Paolo Beccari

Foto di Paolo Beccari

Le vite perdute degli immigrati clandestini sono un tema ostico per i giornali. Perché sono le cosidette notizie che non fanno notizia, a meno che la conta dei morti e le modalità dei decessi non abbiano a che fare più con un soggetto cinematografico che con un dispaccio di agenzia.
Una volta un direttore di giornale, imponendo la riduzione a notizia in breve di un servizio su un naufragio nel Canale di Sicilia con una trentina di immigrati dispersi, ammonì l’incauto caposervizio: i morti non si contano, si pesano. Non si riferiva alla bilancia, ovviamente, ché il peso di trenta corpi esigeva almeno un titolo a sei colonne. Ma a quel misto di furbizia professionale e ipocrisia borghese che fa dei giornalisti, di moltissimi giornalisti, i campioni mondiali di cinismo.
E’ vero che le vite perdute degli immigrati clandestini non fanno vendere una sola copia in più di giornale, ma è anche vero che la cronaca non è lo scaffale di un supermercato.
Le vere notizie scontate non sono quelle in offerta, ma quelle di cui non si sente il bisogno. Ovvero quelle che spesso, per odioso paradosso, fanno vendere i giornali.

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