Non si è lamentato nessuno

Negli Stati Uniti sono bastati sei mesi per condannare il finanziere Bernard Madoff a 150 anni per la colossale truffa di Wall Street. Non si è lamentato nessuno, nemmeno l’imputato.
In Italia il premier si ostina a imporre ottimismo per legge, e contemporaneamente gli scappano cifre apocalittiche sul gettito fiscale. Non si è lamentato nessuno, nemmeno i contribuenti.
In Sicilia continuano gli incontri strategici tra Pdl e Mpa per decidere come dovranno essere spartite le poltrone degli assessori designati da don Raffaele Lombardo. Non si è lamentato nessuno, nemmeno l’usciere dell’Ars costretto allo straordinario.

  

14 Comments

  1. silvia
    Giu 30, 2009 @ 09:30:51

    Un esempio di incisività ed efficienza.
    Anche in Italia si sono verificati, in questi ultimi anni, scandali finanziari di grandissima entità: Parmalat, Cirio, bond argentini, per citare soltanto i casi più eclatanti. Anche in Italia, come negli Stati Uniti, si sono aperti processi penali. Quanta differenza, tuttavia, nelle giustizie dei due Paesi. Mentre i giudici americani hanno, bene o male, fatto giustizia, e sono riusciti a farla in tempi rapidissimi, i giudici italiani, per fatti ormai risalenti a cinque o sei anni fa, stanno ancora rincorrendo gli imputati in processi lenti, complessi e faticosi, destinati, in larga misura, ad estinguersi per stanchezza e prescrizione. Di tutti questi processi, uno soltanto è giunto, fino ad ora, alla sentenza di primo grado: il primo processo per aggiotaggio contro Tanzi (e altri) celebrato davanti alla prima sezione del Tribunale di Milano, nel quale la maggior parte dei responsabili è riuscita a patteggiare con la Procura pene irrisorie, mentre il solo Tanzi, alla fine del dibattimento, è stato condannato ad una pena di dieci anni di reclusione.
    Le vicende parallele della giustizia americana e di quella italiana in materia di criminalità economica dovrebbero pertanto indurre a riflettere chi ha responsabilità di governo: non è tollerabile che in Italia criminali economici e colletti bianchi, sotto la copertura di una giustizia penale complessivamente malfunzionante, siano, comunque sostanzialmente certi della loro impunità, qualunque delitto abbiano commesso.

    Fonte La Stampa.it

  2. Abbattiamo
    Giu 30, 2009 @ 09:44:37

    Non sempre la giustizia americana è così efficace e limpida. Tutti sanno, per esempio, che O.J. Simpson è stato assolto per l’omicidio della moglie e di un vicino di casa pur essendo colpevole. In questo caso, i soldi, la fama di O.J. e la potenza dei suoi costosissimi avvocati hanno fatto cambiare corso alla giustizia. Ed è accaduto anche in moltissimi altri processi. Chi può spendere molto, negli Usa spesso la fa franca. Ed è un’enorme ingiustizia.
    Questo per dire che i guasti sono ovunque. Certo, però, i tempi dei processi americani sono in genere molto, molto più brevi. E accade anche perché i gradi di giudizio funzionano in modo diverso. Da noi una riforma del sistema giudiziario sarebbe indispensabile. Ma non con un premier come quello attuale, perché come accade già e come accadrebbe nel caso di riforme più ampie, è pericolosissimo.

  3. Abbattiamo
    Giu 30, 2009 @ 09:45:46

    P.S. Ho scritto con i piedi, ma spero che il concetto si capisca comunque.

  4. il cacciatorino
    Giu 30, 2009 @ 12:10:45

    Si è trattato dichiaratamente di una sentenza esemplare. Non solo per gli Stati Uniti, mi viene da pensare. Ma crediamo che l’Italia sia in grado o voglia mai tener conto di un esempio che le va stretto?
    La parte più interessante del post è proprio quella in cui si sottolinea che Madoff per primo non si è lamentato. Anzi. Non che io ami le gogne, ma da noi un paio di quelle toste non guasterebbero, visto che nessuno si sente più obbligato a vergognarsi di se stesso. In Italia un Madoff sarebbe volato a Santo Domingo, avrebbe sposato cinque indigene più giovani di almeno trentanni, e si sarebbe fatto intervistare con lacrime da vittima perseguitata ingiustamente, mandando i bacetti ai figli rimasti a prenderselo in quel posto, in suolo patrio. Poi lo avrebbero invitato a un bellissimo talk-show, con tanto di foto di famiglia e dei bei tempi che furono. Oppure sarebbe diventato senatore. Ma anche presidente del consiglio. Non credo di inventarmi nulla.
    Non è l’America il mondo dei sogni impossibili che si realizzano. E’ l’Italia.

  5. il cacciatorino
    Giu 30, 2009 @ 12:17:42

    @abbattiamo: ricordiamoci che – gran paradosso, è vero – in America i crimini di natura finanziaria vengono spesso percepiti con pari se non maggiore gravità dell’omicidio. E in fondo non si tratta di una violenza ai danni della collettività, con conseguenze inaccettabili? Funziona così nei paesi dove la collettività non è un solo un concetto astratto, comodo di tirar fuori nei discorsi da bar e da dimenticare appena si svolta l’angolo. Non dico che sia più giusto così, ma non mi dispiacerebbe che da noi si smettesse di giudicare piccoli e grandi truffatori come simpatici mascalzoni, responsabili di un peccato veniale che è facile buttare in caciara. Ricordiamoci, tanto per fare un esempio, di un Fiorani che riappare in tv come campione di karaoke. E in carcere ci vanno altri. Siamo il paese del sole, del mare, della pizza e dell’alzheimer giudiziario.

  6. faguni
    Giu 30, 2009 @ 14:24:44

    Dal Sunday Telegraph pubblica un ritratto di Berlusconi (e dell’Italia), a firma dello scrittore inglese Tobya Jones, che vive da un decennio nel nostro paese, autore del libro “The dark heart of Italy” (Il cuore tenebroso dell’Italia). Come mai, si chiede Jones, Berlusconi è ancora primo ministro, nonostante tutti gli scandali del passato, le accuse di falsa testimonianza, di ostruzione della giustizia, di collusione con la mafia, di appartenenza a una loggia massonica, di evasione fiscale e di corruzione di pubblici ufficiali, alle quali si aggiungono ora le notizie sulle sue feste con decine di giovani fanciulle? Lo scrittore dà una serie di motivazioni. Primo, l’Italia è talmente abituata agli scandali, che non ci fa più caso e anzi non ne può più. Secondo, almeno per qualcuno, le infedeltà del premier suscitano invidia e ammirazione. Terzo, Berlusconi si presenta come un “uomo qualunque, una persona semplice che non appartiene alla elite snob della politica, uno a cui piacciono le cose che piacciono a tutti, il denaro e le donne”. Quarto: la sinistra è fragile e divisa, per cui non offre un’alternativa valida. Quinto: essere “furbi” e “spregiudicati”, in Italia, è considerata da alcuni una virtù. E sesto, le critiche dei media stranieri possono ottenere l’effetto di rinsaldare il sostegno verso Berlusconi, perlomeno in quella parte della popolazione che, dopo secoli in cui l’Italia è stata dominata da potenze straniere, è determinata a tenere gli stranieri fuori dai propri affari.

    Il commento di Sarah Sands, columnist del quotidiano Independent, suona come un corollario delle ragioni offerte da Jones sul Telegraph: “Forse ogni nazione ha lo scandalo che si merita. In un paese famoso per la sua televisione pornografica, la sua indifferenza per il processo politico e per la sua storicamente rilassata visione dello stupro, Berlusconi non è un mostro”. Ma poi conclude che, anche in un paese simile, l’atteggiamento del premier va oltre i limiti della dignità.

    Che vergogna!

    Cacciatorino: Ci siamo giocati anche il mare, e la pizza.
    Ma ad’ alzheimer siamo imbattibili!

  7. la contessa
    Giu 30, 2009 @ 14:58:03

    Caro cacciatorino, siamo anche il paese dei disastri ferroviari e delle “tragedie annunciate”.
    Ma siamo pure quello del ponte sullo stretto e della TAV.

  8. Abbattiamo
    Giu 30, 2009 @ 15:12:54

    @cacciatorino: concordo in toto. Il fatto di prendere sottogamba i reati finanziari, le truffe, le tangenti, è un’indegnità soprattutto italiana. Ma che, in altri casi, l’esito dei processi in America sia determinato dal potere delle tasche è ugualmente vero. Almeno questo in Italia non succede. Anche se poi assassini o truffatori made in Italy tornano tutti in libertà e di fatto restano pressoché impuniti.

  9. il cacciatorino
    Giu 30, 2009 @ 16:49:13

    Forse perché l’Italia è la culla della tragedia classica. Fa più colpo la catarsi a danno di chi si macchia di omicidio (ma specialmente in ambito familiare… non dimentichiamoci di tutti gli omicidi rimasti ancora impuniti e con mandanti più o meno occulti). L’America è il paese dell’epica. La catarsi si realizza con la somma punizione di chi si macchia di delitti in grande scala, roba da far crollare un regno…
    L’ho buttata lì, pontificando.

  10. la contessa
    Giu 30, 2009 @ 17:30:53

    L’America è il paese che di fronte alle tragedie si unisce intorno al suo presidente e dimostra di essere un unico grande popolo.

    Berlusconi a Viareggio si è visto costretto ad annullare la conferenza stampa per via delle contestazioni. E pensare che era andato lì per “prendere in mano la situazione”. Poverino… ma un bel sondaggio sulla popolarità del premier in queste ultime ore, no?

    http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/viareggio-treno/reazioni-30giu/reazioni-30giu.html

  11. il cacciatorino
    Giu 30, 2009 @ 17:54:08

    Fermo restando il cordoglio per la tragedia… “Prendere in mano la situazione” è una battuta che i suoi consulenti avrebbero dovuto proibirgli, di questi tempi.

  12. Abbattiamo
    Giu 30, 2009 @ 18:55:02

    Quella di Viareggio è una notizia che mi rinfranca.
    Il cacciatorino mi permetterà un trionfale: abbattilo, Italia.

  13. Abbattiamo
    Giu 30, 2009 @ 20:42:05

    Ovviamente intendo la notizia dei fischi a Berlusconi.
    Per il resto, il disastro ferroviario è una tragedia.

  14. il cacciatorino
    Giu 30, 2009 @ 21:04:17

    C’è qualcuno che, dopo quello che è saltato fuori sul suo conto, reputa la sua figura indegna di uno scenario tragico. Mi sembra il minimo.

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