Blog zoppicanti

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Una volta leggevo molti giornali. Oggi consulto molti blog, siti web, portali di informazione. Ed è un piacere immergermi in opinioni molto più lucide delle mie, prendere a prestito nuove chiavi di lettura, guardare con occhi altrui ciò che non ho potuto vedere e, più frequentemente, pesare quel che ho sottovalutato.
La globalizzazione delle opinioni ha però un effetto collaterale, che può essere riassunto in una domanda: le opinioni meritano tutte un palcoscenico?
No.
Tutte le opinioni, come l’aria che si respira, non devono essere trattenute. Ma una scrematura qualitativa nella loro propalazione ci deve pur essere. E non è snobismo quello che mi spinge a dire che alcune delle testimonianze che leggo sul web sono banali, mal scritte, logicamente inutili.
Esempio.
Un paio di blog opachi e zoppicanti, d’improvviso, si trovano linkati in virtù di non si sa chi o cosa a un portale che fa buoni numeri. Gli autori di questi blog, inopinatamente catapultati al centro dell’attenzione, decidono dall’oggi al domani di darsi da fare per proporre nuovi contenuti e per cercare di soddisfare la mole di accessi che gli cade tra capo e collo. E irrimediabilmente scrivono ciò che natura gli impone: scempiaggini.
Accade così in qualunque campo creativo. L’autore pressato da un editore avido produce, in prevalenza, gattini ciechi. L’artista troppo responsabilizzato si scolla dalla sua opera. Il cronista sbaglia più di frequente se è braccato dal suo capo.
Insomma, il mondo delle idee ha bisogno di relax, spontaneità e coscienza pulita. Deve crescere a piccoli passi, e meritare i centimetri guadagnati giorno dopo giorno.
L’improvvisazione del comunicare non è una diga che allaga di progetti e sensazioni uno spazio deserto.
Quindi via libera a tutte le opinioni, ma con un sano senso della misura. Esattamente un anno fa Giacomo Cacciatore, da queste parti, si scagliava contro lo slogan “se l’hai scritto va stampato”. Approvai allora e sottoscrivo adesso con una postilla che allarga il discorso: se l’hai abbozzato non è detto che tu l’abbia pensato.

  

59 Comments

  1. Gery Palazzotto
    Mag 14, 2009 @ 17:08:39

    Evidentemente non hai capito nulla di quel che si è scritto qui. Il tuo livello di critica arriva all’offesa personale quindi non mi interessa discutere con te.

  2. la contessa
    Mag 14, 2009 @ 17:10:22

    “Non mi piacciono quelli che parlano”, sig. Tantillo. “non mi piace”, è sbagliato.

    (…ed è Goal! Non ho potuto resistere, sorry)

  3. Roberto Puglisi
    Mag 15, 2009 @ 07:23:17

    Io invece penso che il problema dei blog sia un altro: il narcisismo. Ci vai per scriverti addosso e per rileggerti. Per questo ho smesso di considerarli un vero luogo di confronto. Scegliamo accuratamente i termini. Scriviamo “ponderiamo” al posto di “pensiamo”. Ci sentiamo osservati e vogliamo fare bella figura, ma non sappiamo ascoltarci. E tutti riteniamo di avere cose meravigliose da dire. Questo è il vero peccato mortale. Scriviamo quasi sempre per illuminare gli altri, poverini. Il blog è come il Grande Fratello. Inquadra i pensieri al posto dei culi. La filosofia mi sembra identica (troppo banale scrivere “la stessa”).

  4. la contessa
    Mag 15, 2009 @ 09:44:25

    Caro Roberto, non sono affatto d’accordo.

    Punto primo: esiste, lei mi insegna, una differenza tra la lingua scritta e quella parlata. Il fatto che si presti attenzione a ciò che si scrive, che si ricerchi la parola più adatta per esprimere il proprio pensiero, trovo sia un meraviglioso esercizio per la mente.

    Punto secondo: attraverso questo blog ho potuto confrontare certe mie convinzioni e idee ben radicate, e mi è successo di smussare delle rigidità semplicemente perchè qualcuno ha esposto un altro punto di vista. Tutto ciò solo perchè ho trovato un “ambiente” in cui si può dialogare senza che ci si salti al collo (cosa che non avviene in altri blog che leggo quotidianamente, e dove non mi sognerei di scrivere una sola riga di commento).

    Punto terzo: che intervenga anche una dose di narcisismo, quando non invasivo e pertanto controproducente, ci può anche stare. Non ci vedo niente di male.

  5. Gery Palazzotto
    Mag 15, 2009 @ 09:50:44

    Una visione un po’ ingenua, caro Roberto. Ricorrere al narcisismo per criticare un’attività di pensiero è come guardare il cielo per maledire il governo. Chiunque abbia un blog (come chiunque scriva articoli, libri, dipinga, scolpisca, suoni, eccetera) si sente osservato e vuole fare bella figura. E mi sembra un’ottima cosa, una spinta sana verso il miglioramento e – magari – verso una migliore qualità.
    Quindi per me i blog, non tutti ovviamente, sono l’esatto opposto del Grande Fratello: e il fatto che inquadrino i pensieri al posto dei culi è un cosa meravigliosa, coi tempi che corrono

  6. gianni allegra
    Mag 15, 2009 @ 10:05:40

    Frequento volentieri questo blog perché inquadra bene l’opera del mio ingegno e addirittura il mio pensiero allo stato quasi brado. Liberi di non ascoltarmi e guardarmi, però. In genere io ascolto tutti: in particolar modo coloro i quali sono capaci di farsi ascoltare. Se vanità è, lo è in termini assolutamente fisiologici. E’ uno sano scambio di umani narcisismi, talvolta uitli, talora meno.

  7. gianni allegra
    Mag 15, 2009 @ 10:07:33

    “un sano” e “utili”, errata corrige

  8. silvia
    Mag 15, 2009 @ 10:33:32

    @roberto puglisi. Semmai vanitosi.

    p.s.Il tuo commento voleva essere illuminante?

  9. Blogger e giornalisti | Gery Palazzotto
    Lug 10, 2009 @ 00:07:02

    […] di ricerca ci si arrivi). Come nei giornali, anche nel web c’è molta improvvisazione, ne abbiamo parlato. Quindi non è scientificamente dimostrato che questo new deal di “informazione allargata” sia […]

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