palermo-in-tascaEsattamente un anno fa dedicai un post spietato a “Palermo in tasca”, un mensile gratuito che si stampa nella mia città. Andai giù duro contro quello che ritenevo fosse un giornaletto sgrammaticato e realizzato senza alcun criterio professionale.
Ai primi di giugno mi arrivò una e-mail dall’editore del periodico. Cominciai a leggerla con la rassegnazione di dovermi sorbire una buona dose di ingiurie. Invece, riga dopo riga, mi sorpresi a leggere frasi come “non possiamo darle torto, siamo nuovissimi e inesperti nel campo del giornalismo” e “anzi questa è per noi un’ottima occasione, se riuscissimo a metterci in contatto, per poter finalmente parlare con qualcuno che possa darci dei validi consigli”. La e-mail si concludeva con uno spiazzante “la ringraziamo di aver prestato attenzione alla nostra rivista”.
Ieri, mentre mi accingevo a iniziare la presentazione di un libro, un signore e un ragazzo si sono avvicinati. In mano avevano due copie di “Palermo in tasca”.
Erano l’editore e suo figlio (che lavora con lui).
“Finalmente ci conosciamo. Siamo venuti per farle vedere che il giornale è migliorato. Guardi, guardi qui…”, hanno detto.
Mi piace pensare che queste persone abbiano lavorato un anno per quel momento: il momento di raccogliere il minimo frutto del consenso di un loro censore, di strappare un cenno di premio per il loro amor proprio, di sentirsi sorretti da chi aveva mirato alle loro gambe.
“Palermo in tasca” ha ancora molta strada da fare per migliorarsi. Ma – lo ammetto – l’impegno e l’umiltà dei suoi editori valgono più di un mio giudizio.
Chapeau.

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