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di Quarant’Ena

Tutti gli uffici felici si assomigliano, ma gli uffici infelici sono infelici a modo loro. Quello in cui lavoro io ha il seguente organigramma:
1) Il capo. Affetto dalla sindrome del Messia, quando arriva non saluta perché “salutare i dipendenti  – sono parole sue – può dare adito a una forma di confidenza”. Entra  nella sua stanza, chiude la porta, e mi chiama col telefono. Il mio capo è un genio perché sta lavorando seriamente a importanti cambiamenti della grammatica italiana. Lui che detesta le e-mail perché vuole le cose “cartacemente”. Lui che, anziché indossare un camice bianco e togliere i calli alle persone anziane (anche quelle col piede diabetico), è il mio capo.
2) Collega Munzone Giuseppe campione mondiale di adulazione del capo. Tutt’e due rappresentano una molotov contro la costruzione linguistica. Di qualsiasi lingua.
3) Collega Di Grazia Assunta, alta 1,80,  riesce a puzzare di arancino al ragù già alle nove del mattino. Merito anche del suo stilista personale che ha la residenza in Cina ed evidentemente crea i suoi capi d’abbigliamento col vello di animali in avanzato stato di decomposizione.
4) Collega  Bivona Teresa. E’ la segretaria tuttofare che porta il fardello di disgrazie di un intero palazzo. Il primo marito l’ha lasciata quando era incinta. Ha avuto un tumore al seno. Si è risposata ha fatto altri due figli e anche il secondo marito l’ha lasciata per un’altra. E nonostante ciò riesce a farsi i fatti degli altri con puntigliosa sistematicità, quasi per vocazione.
5) Collega Giacalone Salvatore, detto “‘u tambutu”. E’ talmente tirchio che fa le fotocopie della settimana enigmistica. Fonti informate parlano di una relazione omosessuale, ma di questo non c’è alcuna certezza.
Ecco, io lavoro con questi colleghi. L’umanità deve sapere.

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