Mai gratis

L'illustrazione è di Gianni Allegra
L'illustrazione è di Gianni Allegra

Questo blog, a differenza di quello precedente, non ha pubblicità. Potrebbe rappresentare cioè un prodotto gratuito. Occhio però: io non regalo nulla. Scrivo perché per me scrivere è una necessità, un piacere, un’eruzione cutanea, una difesa, una dimostrazione di esistenza in vita, una possibilità di confronto, un atto di onanismo sfuggito alle regole della Chiesa, una liberazione, e un lavoro. Quindi il blog ha l’effetto di un prodotto gratuito, ma non lo è. In realtà io ho un compenso duplice: la mia soddisfazione (intellettuale, onanistica, eccetera) e la vostra partecipazione. Voi, in questo caso, mi pagate con la moneta dell’attenzione.
Quindi non è gratis. Ci tengo a sottolinearlo perché io ho allergia a tutto ciò che è gratis.
Come sapete, ogni opera della natura ha la sua moneta. In termini di energia, di conservazione, di miglioramento, di semplice sussistenza. In campo umano – esclusi ovviamente i regali, il volontariato e i sentimenti – la prestazione d’opera gratuita è un modo di richiedere/fornire prodotti di infima qualità travestendoli da prodotti convenienti quindi opportuni.
Nel mio mestiere di autore – e qui molti colleghi potranno confermare – si vive nella rarefazione del buon senso. Uno ti chiede di scrivergli “una cosa” perchè “che ti costa? Tu ci sei abituato. A te viene facile…”.  Ora, il fatto che a me/noi venga più semplice scrivere rispetto a chi si occupa di altro non comporta l’abolizione del compenso. Nella bellissima prefazione di Raffaella Catalano per un volume che sarà pubblicato il prossimo anno in Spagna si legge pressappoco così: quando a Palermo ti chiedono cosa fai per vivere e tu rispondi “lo scrittore”, la domanda seguente è “sì, ma che lavoro fai?”.
Insomma, la possibilità di guadagnare scrivendo è esclusa per assioma.
Ecco, pur sapendo che ci sono autori ben più titolati di me, vorrei sommessamente ululare che gratis non si crea. Nel migliore dei casi si pasticcia.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

35 commenti su “Mai gratis”

  1. Caro Gery,il mio,più che un commento,é un segnale di “attenzione”.A tal proposito,un folto gruppo di lettori(tra questi anch’io) é in attesa del tuo prossimo libro.A presto????????..

  2. Non si fa niente per niente, osserva un sempre più ispirato Gery. Potrei far passare sotto silenzio che l’acrilico su tela che vedete sopra sarà esposto nella piccola mostra che dovrebbe essere allestita come già ampiamente strombazzato senza pudore. Potrei anche non sottolineare che si intitola “Barcelona, fermata Liceu”, trascurarare che è stato realizzato all’inizio del 2007 al ritorno da una breve vacanza a Barcellona e tacervi che non è mai stato esposto fino ad ora. Ma come avrete notato, state pagando un pegno: la vostra attenzione, la mia gratificazione.

  3. Con i tempi che corrono, purtroppo, il tormentone “scrivi, ma di lavoro che fai?” (dettato da una visione provinciale e sottoministeriale della vita) è stata sostituita da “c’è la crisi, paghiamo poco o non paghiamo”. In ogni caso, chi svolge un’attività creativa è sempre considerato come il meno indispensabile. A meno che non si faccia vedere un giorno sì e l’altro pure in televisione. In questo caso il potere contrattuale si eleva stupidamente.

  4. Ho pasticciato. Stavo dicendo… carino Gery che confessa di dare per ricevere qualcosa in cambio(che derivi dall’attenzione di un pubblico o dalla catarsi che lo scrivere produce). In effetti si tratta di un meccanismo abbastanza comune direi inevitabile. Specialmente in caso di rapporti umani. Devo ancora conoscere una persona disposta a dare/si gratis.

  5. Aggiungo… soddisfazione, partecipazione, attenzione sono in rapporto circolare e delicato. Occhio al compenso!

  6. “dettato da una visione provinciale e sottoministeriale della vita”.. è bellissima…

    Un giorno scriverò lo zilbaldone di questo blog…

  7. Silvia cara, nei rapporti umani/sentimentali, il darsi “senza ricevuta di ritorno” mi sembra presupposto fondamentale. Altrimenti si innescano meccanismi contorti, che sfociano quasi sempre in finali deprimenti.
    In campo professionale, distinguo nettamente due fasi: la prima la definirei di “investimento”, e la colloco esclusivamente nel periodo di start-up di ogni professione-lavoro-attività. In questo caso, il dare/si senza riserve, e comunque MAI GRATIS, corrisponde a farsi conoscere e crearsi uno spazio di riconoscibilità.
    La seconda, prevede invece la “commercializzazione” spietata delle proprie competenze/opere. Si lavora, si sceglie (e si rifiuta) per il mantenimento dei risultati, e soprattutto per il miglioramento della qualità… di vita, soprattutto.
    In un mercato (qualsivoglia) altamente competitivo e ormai saturo, le strategie sono indispensabili. Diversamente, è come lanciarsi senza paracadute. Ci si fa male.

    p.s. Sono in pieno delirio di marketing!Pardonnez-moi!

  8. @la contessa: sono totalmente d’accordo.
    Secondo me, l’amore e l’affetto devono essere gratis. Altrimenti, non chiamiamoli così. Invece il lavoro va pagato perché chi non ti paga (o ti sottopaga) ti svaluta. E ne soffre anche la qualità del prodotto/servizio, per chi lo offre e per chi lo acquisisce.

  9. C’è un fraintendimento di fondo. Quando parlo di sentimenti non lo faccio in tono cinico. Sono tutt’altro che cinica! E non si tratta nemmeno di buona o cattiva fede. Resta il fatto che si cerca sempre in modo più o meno consapevole di ottenere qualcosa dagli altri che siano affetto, attenzione, stima, gelosia, invidia, rabbia, amore. L’amore di una madre vuole in cambio l’amore di un figlio. Tutto qua.

  10. @La contessa. Esistono i finali deprimenti perchè esistono i meccanismi contorti. Non vederlo significa negare una parte importante della realtà.

  11. Forse la confusione nasce dal fatto di mettere insieme attenzione e amore/affetto…

  12. Perdoni la pedanteria, cara Silvia, ma perchè dovrei desiderare dagli altri “invidia, gelosia, rabbia”? Tutti prodotti dell’umanità altamente tossici e da cui tendo a proteggermi.
    Quanto ai sentimenti “buoni”, è chiaro, a tutti piace essere amati, stimati e desiderati, ci rende più forti e l’autostima cresce. Ma non è (o meglio, non dovrebbe essere) questo che ci fa amare qualcuno.

    p.s. Alberoni non lo avrebbe saputo dire meglio!

  13. Dare è seminare, ricevere é raccogliere. E’ la risposta che mi sono dato alla domanda su cosa viene prima: dare o ricevere? Questo post mi pone non poche domande. Oltre le necessità ed eventuali eruzioni cutanee, bisognerebbe armarsi anche di una sana generosità!

  14. @la contessa.L’importante è raggiungere e mantenere uno pseudo equilibrio. Continua a proteggerti.

  15. Il riferimento ad Alberoni è superlativo! Contessa scatta la proposta ufficiale: desidero conoscerla, lei è un mito.
    …Dopo Gery, mi perdonerà ;-)

  16. Penso che:
    1. In amore bisogna avere una gran fortuna per essere amati da chi amiamo
    2. Non c’è una regola del dare e avere. Quando si ama si vuole dare ma anche avere. Altrimenti è meglio scappare perchè sono lacrime
    3. Proteggersi è una cosa meravigliosa. Ancora di più quando ci si riesce.
    4. Mai dare le perle ai porci. Rimangono sempre porci anche se dai loro le perle.
    5. Tutto passa. Anche l’amore. Nel frattempo però bisogna non sprecarne neanche un soffio.
    6. Concordo con jana.
    7. In ogni caso viva l’amore.

  17. E io concordo con te, C. Quando si ama si vuole anche avere, è naturale, è un bisogno delicato, legittimato dai sentimenti che ci esplodono dentro, e che hanno “diritto” ad un riscontro…altrimenti sono lacrime, sono svuotamento, solitudine ed impotenza. Che poi si ami, e anche disperatamente, chi non si cura del nostro amore, è un altro discorso e spesso un dato di fatto incontrovertibile. W l’amore dici? In quest’ultimo periodo ho dei forti dubbi…Chi ama perde inevitabilemnte anche un po’ – forse molto di più – di sè…E lo perde anche nel peggiore dei modi a volte…soprattutto se dà le perle…
    Baci.

  18. No Jana, amare è sempre un miracolo, un regalo. Il punto è che molte volte capita che ci si innamora delle persone che non ricambiano e allora non può essere amore. Come dice mia “commare” Lucìa Etxebarrìa, che di perle ne ha distribuite molte, se un uomo non ricambia il nostro amore allora non ci ama. Sta tutto qui: chi non ci ama, non ci ama e basta ed è inutile perdere lacrime e tempo. Siamo abituati troppo a vedere l’amore come qualcosa che ci deve o ci fa soffrire, ma è vero tutto il contrario. Un amore che fa soffrire è un amore che fa soffrire e basta. L’amore non è una lotta. E’ amore, appunto.
    Tu sei molto sensibile e come tutti coloro che hanno questa sorta di peccato originale hanno sempre un dolore in più molte volte incomprensibile. Ma se ami senza essere ricambiata non hai scelta: mandalo a quel paese e ricomincia. Un nuovo amore è una nuova vita.
    Te lo auguro.

  19. Inutile dirti quanto queste parole, giunte da un dove inimmaginabile, ma così vicino in quest’istante…per quanto molto comprensibili, mi stiano toccando la sottilissima, e lacera, membrana che avvolge il mio cuore. Chiudere con chi non ci ama è tuttavia una mossa possibile, pur nel dolore…Difficile davvero è chiudere con chi ci ama in un modo diverso da quello che vorremmo, un modo che non comprendiamo del tutto, un modo che non comprende tutto quello che desideriamo…Un modo che non consente a due persone di essere veramente vicine…Questo fa male.

  20. Certo che fa male e appunto per questo non bisogna stare male. Lo so che a parole è facile, ma ci siamo passati tutti. E’ meglio chiudere in modo definitivo e sopportare un dolore grande e subito che continuare a stare male? Io credo che l’istinto alla gioia sia molto più intenso e molto più grande di qualsiasi dolore. Bisogna lasciargli un po’ di spazio. Farlo vivere.
    Chi non ti ama non ti merita e quindi mandalo e ricomincia.

  21. E poi scusa, se non capisci il suo amore vuol dire che non è un amore comprensibile.

  22. E forse siamo incomprensibili noi quando non siamo disposti a rinunciare, quando nonostante i conflitti che ci dilaniano non siamo pronti a staccarci da ciò in cui abbiamo fortemente creduto. E allora mi chiedo…lottare per una conquista, che senso ha, se poi bisogna mollare per l’evidente impossibilità di emergere?

  23. abbiamo zittito tutti…in effetti viene meno la voglia di intromettersi quando gli argomenti sono così poco nuovi…Chiedo venia.

  24. Non lo so Jana. Sarà che sto invecchiano ma penso che l’unica cosa a cui bisogna tendere sia il benessere. Non hanno senso un sacco di cose, appunto, ma quelle che dipendono da noi devono tendere a farci stare sereni. Io spero che tu ci riesca anche se la materia è molto complicata. In ogni caso sappi che poi il dolore passa. Sempre.

  25. Chiusa la parentesi gli altri possono riavvicinarsi se vogliono ;-)
    Mi sento un po’ in colpa…E comunque qui con voi, oltre che riflettere, si sorride sempre.

  26. Accidenti, che mi sono persa!

    @Jana: Non appena sarà passata la fase “acuta”, le sembrerà tutto più leggero e avrà voglia di fare follie. E di ricominciare. Quello è il momento più bello.
    Nel frattempo, si tenga impegnata. Questo blog è un bel porto sicuro, si ancori per un po’, o se preferisce, rimanga in rada, ma stia qui. Si sta bene, qui.

    @C. “Di tutte le cose visibili e invisibili” della Extebarrìa dovrebbe essere adottato come testo… diciamo al liceo!

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