Sta accadendo qualcosa di importante nel mondo dell’informazione siciliana. Il granitico sistema tripolare, ancorato a Giornale di Sicilia, La Sicilia e Gazzetta del Sud, deve fare i conti con gli spifferi di vitalità che provengono da nuove iniziative. E non parlo dell’edizione palermitana de La Repubblica, che in nove anni poco ha inciso sugli equilibri editoriali isolani.
La diffusione dei blog d’autore, quindi di spazi d’opinione di media-alta qualità, ha reso meno efficaci certe cortine fumogene che rallentavano (e a volte impedivano) la circolazione di molte notizie. Esempio: per diffondere un’opinione o per esprimere un parere titolato, prima o si aveva qualche santo in paradiso (leggi: redazione) o si ricorreva a un amico del santo in questione oppure si rimaneva socialmente afoni. Si assisteva, così, a un impoverimento di idee pubbliche poiché le voci “titolate” alle quali era consentito l’accesso alle colonne di un giornale erano poche e, ancor peggio, sempre le stesse. Oggi bastano un paio di blog ben fatti per raggiungere migliaia di persone e soprattutto per dar voce a chi non l’avrebbe mai trovata, pur meritandosela, nel “sistema tripolare”.
Ci sono poi nuovi eventi, inquadrati in una genuina ottica imprenditoriale, che rendono il panorama ancora più interessante. Un giovane gruppo palermitano, in circa due anni, ha messo su tre nuove riviste, ha assunto giovani disoccupati e valorizzato teste pensanti, ha creato un portale di informazione regionale, si è impegnato nella produzione di eventi di alta qualità e, con una buona dose di geniale coraggio, si è buttato nell’informazione cartacea on demand. Cioè nella pubblicazione di un giornale che va in edicola solo quando ci sono grandi notizie. Un bel passo avanti se considerate che qualche decennio fa un giornale siciliano dedicò la sua apertura a tutta pagina all’ennesima crisi dell’ennesimo governo Andreotti titolando: “Nessuna novità di rilievo”. In tempi più recenti, un altro quotidiano di casa nostra aprì col titolo: “E’ scoppiata l’estate”. Ed era giugno.
Oggi, sempre meno lettori hanno voglia di leggere e sempre più lettori hanno voglia di riflettere. Le notizie ci raggiungono ovunque ci troviamo, essere disinformati è un lavoro difficilissimo. Alcuni giornali si riciclano come risolutori di problemi (non so perché, ma mi ricordano il ruolo di Harvey Keitel in Pulp Fiction) ritenendo che i veri cronisti siano i cittadini che protestano per un rubinetto che perde o per un piccione che sfoga il suo attacco di dissenteria sul loro balcone. E’ come credere che il miglior medico sia il malato.
Quel che di buono sta accadendo nell’informazione siciliana è invece che ognuno, in queste nuove realtà, riprende il proprio ruolo e, se ne ha le capacità, ne sperimenta di nuovi. Senza ruffiane mediazioni e altro motivo d’ispirazione che non sia l’appassionante inseguimento di un’idea.

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