C’è qualcosa di incredibile nella politica italiana. L’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria ha vinto l’Isola dei famosi e il suo exploit televisivo ha dato la stura a reazioni a dir poco grottesche. Rifondazione Comunista, forse abbagliata dal fatto che uno di sinistra abbia finalmente conquistato il primo posto in una qualunque competizione nazionale, si è fatta avanti (ri)proponendogli una candidatura per le Europee. Il quotidiano Liberazione ha imbastito un parallelismo tra la sua vittoria, quella di Luxuria, nel reality della tv italica e – tenetevi forte – quella di Obama nello scacchiere statunitense.
Se Luxuria non mi facesse simpatia – per certe sue battaglie, per un rispetto più volte confessato nei confronti delle diversità, per il residuo di forza politica che ha rappresentato – avrei ceduto alla tentazione di sparare ad alzo zero sulla sua uscita televisiva, per di più in un programma che ritengo degno della raccolta differenziata dell’immondizia (nel contenitore dei “rifiuti speciali e altamente infettivi”). Invece mi limito a giudicare la platea politica che acclama il vincitore di una insulsa competizione televisiva come un plausibile rappresentante del popolo. E’ come se nei libri di storia dovessero entrare a forza Pappagone e Gerry dei Brutos: hanno avuto successo ergo ci rappresentano.
Non è così, ovviamente.
La politica italiana è incredibile perché cerca consensi anche scoperchiando le tombe della irragionevolezza. E raccoglie cadaveri, brandelli di celebrità, eroi catodici che si spengono con l’arrivo del “superspot”. E si accontenta di riciclare candidati che non hanno neanche un cognome, ma solo un nome d’arte o, come si dice oggi, un nickname: Vladimir Luxuria ovvero Wladimiro Guadagno. Vincitore\trice dell’Isola dei famosi, edizione 2008.
Cicciolina minaccia il suicidio pugnalandosi col Fallo d’oro, edizione 1989.