Un giallo sui gialli


Vi propongo questa interessante riflessione di Alessandra Buccheri, tratta da L’Angolo Nero


di Alessandra Buccheri

Mentre io me la spassavo a Trevi, coccolata dalla migliore ospitalità che si possa desiderare, da chiacchiere di scrittori e da gossip vari, è stata pubblicata la lista dei candidati al premio Scerbanenco di quest’anno.
Bene, vuol dire che anche quest’anno è arrivato l’inverno e si avvicina il NoirFest. C’è tempo fino al 25 novembre per votare. La novità del 2008 è che i libri sono stati proposti dagli editori: ci sono 100 candidati. Ovviamente, sui grandi numeri, ce ne sono alcuni ottimi, qualcuno buono, qualcun altro molto molto meno.
La prima domanda è: perché il premio è stato aperto anche agli “editori a pagamento”? A quelli cioè che sappiamo essere una truffa legalizzata, una delle piaghe purulente dell’editoria italiana? Sarebbe bello che un premio serio come lo Scerbanenco stroncasse le gambe a un certo tipo di raggiri, penalizzandoli con l’esclusione. Sarebbe un segnale per editori farlocchi: se non sei una persona seria, non puoi nemmeno aspirare ad avvicinarti a un gruppo di persone serie. Peccato che non sia stato fatto.
L’altro grosso problema è che il voto popolare è una farsa. Nonostante il sito specifichi che si può votare solo una volta, qualunque utente di pc appena scafato sa che basta cancellare i cookies per votare più e più volte. Un utente un po’ più esperto crea uno script e vota automaticamente per sé stesso centinaia di volte.
Morale: già stamattina alle 10, quando ho votato, i risultati erano palesemente assurdi.
Ora, la seconda domanda è: la giuria popolare ha un peso? Qualcuno, un paio d’anni fa, provò a spiegarmi a denti stretti e in camera caritatis come funzionava la selezione, ma ammetto che, tra il tempo trascorso e il fatto che anche allora ne avevo capito poco, sinceramente non ce l’ho chiaro e rischierei di dire eresie.
Se la giuria popolare ha un peso (e se sì, in che percentuale? È dato saperlo?), allora il meccanismo dovrebbe essere più trasparente e più cogente, richiedendo per esempio una previa registrazione al sito per poter votare.
Se non ha un peso, che senso ha che da ieri sia tutto un fiorire di richieste (votami, votami) da parte di autori – qualcuno in modo disinvolto, qualcuno con una punta di vergogna – ed editori? L’autore costretto alla prostituzione via email ne ha almeno un tornaconto? (Oltre ad avere tutta la mia solidarietà, se trattasi di autori meritevoli).
Che obiettivo ha questa specie di gogna virtuale mediatica se, come penso, il meccanismo è strutturato in modo che i giochi si facciano altrove?
Chi sa, parli. Il confronto sul tema è ben accetto.

  

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