Economia reale

“Asia a picco, Europa in rosso: timori per l’economia reale”. Ieri leggendo e rileggendo questo titolo sul Corriere online c’era qualcosa che stonava. L’Asia… l’Europa… l’economia…
L’economia reale, ecco!
Nel grande gioco virtuale dei miliardi in fumo entra finalmente un elemento di razionalità. I soldi che la finanza divora non sono un’aggregazione di pixel, i banchieri che vediamo sui media non sono avatar, le borse non sono scenari della Pixar. E’ tutto vero e finalmente qualcuno se ne accorge.
Chi ha studiato la storia del pensiero economico – chiunque – ci dirà che non esiste una teoria perfetta, ma che vari periodi storici hanno figliato diverse correnti. Mi pare che quella attuale sia la più cinematografica: grandi titoli di testa, scene avventurose, intermezzo di pubblicità, colpo di scena finale, applausi e tutti a casa. Come se i tracolli a dieci cifre fossero un effetto speciale.
L’economia reale invece ci riporta all’aria di casa, al contenuto del frigo, agli armadi coi vestiti, al motorino in riserva e alle bollette che stanno lì, ammucchiate sotto il telefono. Ci getta nel panico della matematica: due meno due fa ancora zero. E magari ci tranquillizza pure: se qualcuno i soldi li spende, qualcun’altro dovrà pure incassarli. Ci avverte, insomma, che se a Wall Street si starnutisce, anche noi dobbiamo preparare i fazzoletti.

  

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