Amici, parte prima

Qualche mese fa ho cambiato lavoro e, inevitabilmente, stile di vita. Vi ho abbondantemente tritato le scatole con pensieri, allucinazioni, peana e ringraziamenti. Quello di oggi è un post sul post: cioè un minimo bilancio su quello che è accaduto dopo quella piccola rivoluzione nella mia vita.

E’ quando ci guardiamo indietro, intorno, che inevitabilmente vediamo gli amici. Ho suddiviso le mie riflessioni (brevi, lo giuro) in un paio di capitoli. Oggi vi beccate il primo.
Un amico importante, nel senso che oggi occupa una posizione di grande rilievo nell’informazione italiana. Un direttore di testata. Vent’anni fa eravamo compagni di scorribande professionali e non (spesso il non era la parte dominante). Veniva dalla provincia. A Palermo affittò una casa vicino alla mia. E furono serate esaltanti: 1988, 1989, 1990, 1991, 1992… Cronaca e cene improvvisate, professione e risate, Mazara e Palermo. Addentavamo il mestiere con la voracità dei ragazzi che si meravigliavano di ricevere uno stipendio a fine mese. L’ho chiamato due mesi fa per scherzare su un fatto di cronaca che mi ricordava i nostri inizi. Ha risposto a monosillabi: “Ti chiamo più tardi”.
Mai più sentito. Avrò l’alito che puzza per telefono.
Un altro amico caro. Molte cose in comune: sport, mestiere, persino un’auto. Oggi è un professionista molto celebrato per il suo impegno antimafia. Ha vissuto momenti difficili nella sua vita. Io, nel mio piccolo, ci sono stato. Lo scorso inverno, in una fase di personale indecisione, l’ho incontrato per chiedere un suo parere. Ha detto la sua, rimandando a futuri incontri. Poi è sparito. La scorsa estate l’ho invitato a un’anteprima alla quale tenevo molto. Mi ha inviato un sms: “Prima vado da… e poi volo da te”.
Mai più visto.
Morale. Strani amici quelli che hanno il ruolo professionale che fa cortocircuito con la memoria: più il primo cresce, meno la seconda s’impone.
P.S. Nella seconda puntata, casi di segno opposto.

1-continua
  

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