Maria, amici e guardati

di Salvatore Rizzo

Il sentimento, nelle sue forme più variegate. E’ il principio e la fine (ma soprattutto il fine) della tv filippiana. Moderna Montessori, nel look una via di mezzo tra un’aguzzina delle SS e una manager sadomaso del Terzo Millennio (per quest’ultimo riferimento vedansi le calzature esibite per due sabato sera consecutivi su Canale 5, una rete da pescatore a trama stretta che s’inerpica con feticistica voluttà dall’alluce fin poco sopra la caviglia), Maria De Filippi assolve il non semplice ruolo di educatrice dell’animo nazionale, dall’adolescenza (“Amici”) all’altare (“Uomini e donne”), alla famiglia accompagnata per mano, lungo e attraverso le generazioni, fin quasi alle soglie della sepoltura gentilizia (“C’è posta per te”). E siccome la catarsi pedagogica non può che avverarsi soltanto dopo lungo, sofferto travaglio emotivo, è nel difficile esercizio del conflitto – e nell’arte sottile e fittizia del dipanarlo – che Maria (detta, alla pari di una sua illustre antenata, “la sanguinaria”) affila le sue unghie e la sua scienza. I futuri showman and showgirl di “Amici” (tranquilli, li rivediamo da domenica prossima su Canale 5, promossi al pomeriggio del dì di festa proprio come se la loro telecatodica formazione fosse un compito a casa da consegnare il lunedì mattina in classe) devono sottostare alle forche caudine della cattivissima professoressa o trovar conforto nel docente dal cuore di zucchero, ma soprattutto mettere in atto cruente strategie per eccellere. Pin-up lungocigliate e palestratoni infingardi di “Uomini e donne” sono invece già partiti per la caccia grossa al possibile uomo/donna della propria vita. Una volta si diceva “ti porto a prendere un gelato”, oggi la faccenda è più prosaica, “ti porto in esterna”, cinguettano o muggiscono le lei e i lui dell’agenzia matrimoniale di Maria, come a dire “usciamo fuori da questo studio televisivo e ti faccio vedere chi sono veramente” (e che importa se te lo dimostro pure lì davanti a due cameramen e a un fonico?). Ma lo shock più forte è al sabato sera (“C’è posta per te”), madido di lacrime, un immenso feuilleton, disseminato di acuminati cocci da ricomporre attraverso un sovrumano, spossante, sudorante perdonismo familista. “Apri la bustaaaa!!!” urla l’arena tv al ragazzone ventottenne la cui madre è scomparsa nel nulla quando lui era in fasce. “Apriiiiii!!!”, impone la folla al padre che non vuol più vedere la figlia che ha disonorato casa trescando e scappando col marito della zia (sorella di mammà). Montessori 2000 su tacco 12 confessa laicamente i postulanti e invoca il candeggio per ogni colpa, un verdetto favorevole, un pollice in alto, che sia epilogo rassicurante e riconciliante di quei microgiudizi universali attraverso cui, la sera che precede il dì di festa, vuol emendare ogni abominio commettibile fra il tinello e il piano cottura. Quasi sempre, ci riesce.
Avvertenza (con invito alla riflessione): da troppo tempo la tv filippiana (specie “C’è posta per te”) ha vocazione (e probabilmente ascolto) centro-sudista. Forse perché è lì, in quelle plaghe del Belpaese un tempo afflitte ma nemmeno oggi messe granché bene, s’annida il vero cuore dell’Italia? (“addinòcchiate, e vàsame ’sti mmàne”, zàn, zàn-zà; cfr: “’O zappatore”).

  

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