L’altra sera, guardando il Tg1, mi sono imbattuto nell’ennesima incursione di Gabriele Paolini, il famoso rompicoglioni delle dirette tv. Avevo il computer davanti e sono andato sul suo sito. Ho scoperto, senza troppa sorpresa, che quello che si fa definire “il profeta del condom”, è in realtà un imbecille. Il suo messaggio di trasgressione, un tempo legato al simbolo del preservativo (iniziativa lodevole se solo portata avanti da uno che non è lui), si esplica ormai in gestacci e insulti. Corna, vaffanculo e, quel che è peggio, l’immagine della sua faccia ebete che ammorba il teleschermo. La sua omosessualità (o bisessualità, o trisessualità… mi sono perso nei meandri del sito) è sguaiata e truculenta come nessun film porno riesce a esserlo. Le sue testimonianze di vita vissuta si riducono in penetrazioni a pagamento, coprofagia, esaltazioni di liquidi organici, cene a scrocco, saune orgiastiche e vendette carnali. Il tutto con l’incosciente presunzione di infondere un messaggio. Non ho i requisiti per discutere di moralità, ma credo di aver diritto di cittadinanza nel paese della decenza. Paolini no. Leggo sul suo sito che alcune università, o addirittura scuole, lo hanno invitato per dibattere, di cosa non si sa. Spero che sia una delle sue panzane, come il manualetto di giurisprudenza che dice di aver scritto. Nell’attesa spero che nasca un altro Frajese capace di prenderlo a calci in diretta. Gabriele Paolini è, insomma, un’offesa vagante per chiunque, senza distinzione di sesso, età, razza, fede politica, religione, cultura, censo, colori sportivi, gusti alimentari, nazionalità. E’ un imbecille atomico che fa milioni di prigionieri.

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