Alla ricerca della "particella di Dio"

Massimo Marino, palermitano, è un fisico/computer scientist che ha lavorato nella ricerca per 17 anni, prima al CERN dal 1988 al 1997 e poi al Lawrence Berkeley National Laboratory in California. Parte del software che girerá negli esperimenti CMS ed Atlas nell’LHC di Ginevra porta la sua firma. Verso la fine del 2005 Massimo ha accettato l’incarico di Head of Science & Reseach Business Unit presso la Apple, Inc. a Londra. Dal dicembre del 2007 integra il Leadership Team del World Economic Forum come direttore del progetto WELCOM.

di Massimo Marino

Lo scorso 10 settembre il CERN ha acceso l’LHC – Large Hadron Collider – con il primo fascio di protoni lanciato lungo il tunnel di 27 chilometri dell’acceleratore di Ginevra. E’ un momento storico per la Fisica delle alte energie che dará materiale di studio ai fisici di tutto il mondo per almeno una ventina d’anni. Generazioni di scienziati vedranno i loro primi passi sull’ LHC ed anche gli ultimi, andando in pensione, forse anche prima che le grandi scoperte attese siano provate e verificate. I run veri e propri, con le prime collisioni e prese dati, avverranno probabilmente non prima di un anno, tanto ci vorrá per mettere a punto la macchina e calibrare al contempo i quattro esperimenti maggiori, ognuno piú o meno delle dimensioni del duomo di Milano.

L’LHC dovrebbe permettere ai fisici di spiegare l’origine delle masse delle particelle, con la sperata scoperta del Bosone di Higgs (dal fisico inglese che per primo ne postuló l’esistenza) e nota in questi giorni come “la particella di Dio”, proprio in quanto nella teoria sarebbe responsabile del meccanismo nel Modello Standard per la generazione della massa. Un’altra risposta che potrebbe arrivare dagli esperimenti dell’LHC riguarda l’origine della materia oscura (dark matter) che costituirebbe il 95% della massa dell’Universo: come mai la Natura preferisce di gran lunga la materia all’anti-materia?

L’acceleratore di Ginevra ricreerá le condizioni all’origine dell’universo, praticamente al momento in cui è avvenuto il Big Bang. Il potenziale è enorme per la comprensione dell’universo conosciuto e di quello che ancora è postulato: l’LHC potrebbe dare – se non le prove – almeno le chiavi per una sua corretta interpretazione.

L’enormitá dell’LHC risiede anche nella collaborazione internazionale necessaria per mettere su una tale avventura. E’ un esempio mirabile di quello che la comunitá internazionale puó fare quando unisce sforzi e capacitá in un clima di trasparenza e collaborazione.

  

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