Dodici anni fa

Qualche anno fa, sarà stato il 1996, fui invitato a cena con un gruppo di amici nella villa di un noto produttore di vini, a Pantelleria. Era estate e ovviamente faceva un caldo tremendo. Arrivati a casa del nostro ospite, fummo accolti da una tavola ricca e soprattutto da una cantina meravigliosa.
Fu una serata indimenticabile.
Da un lato del tavolo noi, tre giornalisti con infradito e abbronzatura da fritto in padella, dall’altro una schiera di enologi in sahariana e con l’accento veneto (eccezion fatta per il padrone di casa, in maglietta e calzoni di tela, che respirava più dialetto siciliano che aria). La discussione – colpa della gradazione alcolica crescente – montò sino a sfondare il soffitto della politica locale. Uno dei miei amici, oggi redattore di un importante quotidiano nazionale, tirò fuori il suo numero migliore: straparlare di roba impegnativa con l’ammortizzazione del vino.
Cominciò con l’apostrofare come “bottegai” tutti coloro che commerciavano in qualcosa. I calci sotto il tavolo non lo distrassero quanto un moscato che pareva arrivare dai barriques del Padreterno. Il caldo parve sfinirlo. Poi però un altro bicchiere lo rianimò. E finì, come noi temevamo, con la tumulazione di ogni speranza per una città come Palermo: con lui che urlava “ma lo capite che è un luogo che putresce?”, davanti a un gelo di mellone sublime.
Sindaco allora era Leoluca Orlando, e il mio amico, da buon orlandiano sconclusionato, pretendeva di costruire demolendo. Come fede politica gli imponeva, insomma. Noi, che pure eravamo orlandiani, ci ridevamo su, coscienti che il vino, in fondo, dà e toglie come la saggia politica.
La serata si concluse in un crescendo di brindisi e di risate degne dell’affabilità e dell’intelligenza delle persone che ci stavano di fronte. E se Francesco Miceli, colui il quale ci accolse con affetto a casa sua pur non conoscendoci di persona, fosse vivo oggi ne sghignazzerebbe con me, ne sono sicuro.
“Palermo putresce”, gridava il mio amico dodici anni fa. E, badate bene, erano gli anni della rinascita, della rivoluzione silenziosa, degli arresti dei superlatitanti, del centro storico liberato. Non lo sento da un bel po’, questo amico. Chissà cosa ha da dire sulla Palermo di oggi. Quasi quasi lo chiamo e lo invito per un aperitivo…

  

Leave a Reply