Il bigliettino

di Roberto Puglisi

Il bigliettino mi è passato tra le mani per caso. Era in un vecchio ufficio polveroso e chi lo custodiva, come una reliquia, mi ha vincolato al silenzio sul resto. Appena un cartoncino rettangolare. C´è ancora scritto: «Giovanni, sei la cosa più bella della mia vita. Francesca». Una piccola lettera d´amore inviata a Giovanni Falcone da Francesca Morvillo. L’ho rigirata tra le dita. Per un attimo, ho smesso di guardare il volto della memoria del magistrato integerrimo, tutto di un pezzo, di granito e ferro. E ho pensato che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo erano (anche) due teneri innamorati.
La scoperta ha scavato in me un´ulteriore profondità del senso di perdita.
È atroce soffrire la strage di un simbolo grande dello Stato, degli uomini che lo proteggevano ed erano con lui per conto dello Stato, della donna che gli stava accanto e che pure dello stesso Stato faceva parte. E’ insopportabile assistere allo strazio dell´amore. Riconoscere la strada spezzata dalla polvere dell´esplosione. Piangere su un sentiero interrotto dalla crudeltà. Le statue possono essere disgregate dai colpi di martello, non perderanno il vigore del marmo, per quanto dissolte. La carne che cede comunica un senso di fraterna pietà, di riconoscimento intimo.
Il suo amore. Il mio amore. L´amore di tutti. Un´unità di misura che avvicina e racconta meglio. Giovanni e Francesca, non più due monumenti lontani, circonfusi di gloria, nel cielo degli eroi della Repubblica. Non soltanto, questo. Giovanni e Francesca, i baci, le mani che si intrecciavano, gli occhi che sorridevano.
Per sempre riuniti nella resurrezione della carta.

  

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