Agenti alla fame

C’è un dato, nelle notizie di ieri, che mi ha fatto pensare. E’ un numero: 1.200, gli euro dello stipendio medio di un appartenente alle forze dell’ordine. Nel paese dei ricchi fatui, delle carriere misteriosamente fulminee, delle caste (inteso come sostantivo), delle liquidazioni paperonesche e degli sprechi da sultanato, c’è una truppa di fessi che rischia la vita ogni giorno per una manciata di lenticchie. Ho amici tra le forze dell’ordine e, nel corso degli anni, mi è capitato di raccogliere più di uno sfogo. Ma qui, più delle loro parole, contano la loro mortificazione personale, il loro corredo di rassegnazione, le loro tasche semivuote.
Il principio di incorruttibilità passa attraverso la cruna di un ago che non vogliamo guardare, per ignoranza o per egoismo. Chi svolge un mestiere complesso deve essere ben retribuito non solo per la sua professionalità, la sua preparazione, la sua rappresentatività o il rischio che corre. E’ un principio ben noto ai padri costituenti che, proprio per questo motivo, decisero di dare ai parlamentari uno stipendio molto alto: più hai, meno tentazioni insane ti vengono. La storia (e la cronaca) ci hanno insegnato che spesso non è così. Ma l’idea di un poliziotto che rischia di farsi ammazzare per meno di quaranta euro al giorno, mi lascia attonito. Se c’è il rischio di apparire populista a gridare “vergogna” contro uno Stato che affama i suoi servitori più umili, allora credo che questo rischio debba diventare una missione di tutti i cittadini pensanti e, soprattutto, onesti.

  

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