Del Turco, il ladro e l’occasione
Nel 1996 Ottaviano Del Turco, appena eletto presidente della Commissione antimafia, venne in Sicilia. L’occasione era non so quale visita ufficiale/commemorazione. La sera prima dell’evento pubblico la sua addetta stampa mi telefonò per comunicarmi che il presidente aveva il piacere di cenare con me e con altri due cronisti siciliani. Ai tempi ero, giornalisticamente parlando, un appassionato, un cane da caccia: ovviamente mi presentai, con la giacca meno stazzonata che trovai nel fondo di un armadio.
Attorno a un tavolo di Villa Igiea, io e gli altri colleghi ci trovammo davanti una persona seria, preparata e soprattutto con la voglia di fare bene e presto. Ci fece domande su tutto: sulla politica, sulla magistratura e, fondamentalmente, su Cosa Nostra. Ascoltò le nostre testimonianze e prese appunti, tra un piatto di pasta con le melanzane e un bicchiere di vino bianco. Poi ci salutò, ringraziandoci per aver accettato l’insolito interrogatorio.
A quella sera ho pensato molto in questi giorni, leggendo della tremenda disavventura giudiziaria nella quale è incappato Del Turco. Le accuse contro di lui sono pesanti e ben supportate da testimonianze e indizi. Una persona che oggi non c’è più, alla quale ero molto affezionato, una volta mi disse che non è vero che “l’occasione fa l’uomo ladro”: al massimo lo fa furbo o rincitrullito, l’onestà è un valore che non dipende dall’ambito, ma dalla sostanza.
Pensare che Del Turco possa essere vittima di una gigantesca macchinazione è francamente difficile. E se c’è una possibilità su un milione che le accuse nei suoi confronti non siano “pure”, non ho dubbi che sarà valutata con attenzione. Nel frattempo resta in me lo sconforto per aver scambiato un uomo con il suo ologramma.
Brutti tempi questi: nel fiorire degli eventi, c’è puzza di delusione e di rassegnazione.

17 luglio 2008 alle 08:01
E’ possibile quindi che Del Turco non sia un disonesto occasionale, ma che abbia tramato per dna…
17 luglio 2008 alle 08:17
E per fortuna,cito le sue parole:non provo rancore per nessuno.Roba da fer perdere la ragione!
17 luglio 2008 alle 08:34
Questa cosa del DNA mi convince abbastanza. Diciamo che è cresciuto mangiando in campi dove il mangime era avvelenato. Certo che il fatto che una persona senza neanche diploma sia arrivata fino ad assumere cariche imporanti nello stato di certo è testimonianza di genialità(ma un po’ di quella genialità da furbetti del quartierino).
Prendo le distanze da giudizi più dettagliati e chiudo pure con una battuta: è tifoso laziale che è la società che più ha avuto collusioni mafiose…quasi un conflitto d’interessi.
17 luglio 2008 alle 08:47
Ue, Gian carlo come sei informato! Mica sarai giallorosso…
17 luglio 2008 alle 09:58
Credo che la chiave di tutto sia una parolina tanto magica quanto scontata: il “sistema”. Del Turco ne ha fatto parte come craxiano e, quasi certamente, ha continuato ad applicarne le regole. Come lui, tanti, purtroppo. E non solo craxiani. Anni fa era normale intascare le mazzette; nei corridoi dei palazzi di potere ne parlavano senza vergogna; oggi certe cose si fanno di nascosto. Ma si fanno, come nelle buone famiglie borghesi. Ci sono rimasta male, inutile negarlo. Stupita? No, purtroppo.
17 luglio 2008 alle 17:42
Ma la presunzione di innocenza no?
15 dicembre 2008 alle 00:52
[...] l’intervista del Corriere a Ottaviano Del Turco che non esclude di tornare in politica, dopo l’arresto per tangenti, ma nelle fila del partito a lui (finora) ufficialmente avverso, cioé il Pdl. Il [...]
8 gennaio 2010 alle 16:37
[...] con rigore. Senza voler usare la cipria dell’autocitazione, ricordo che il suo arresto mi suscitò qualche pensiero contraddittorio. 0 persone gradiscono questo post.Mi [...]