Ridateci il fondoschiena

Le evoluzioni del linguaggio non camminano di pari passo con quelle dei costumi. E la stagione calda è il periodo ideale per misurare certe temperature.
Fateci caso, non si dice più “culo” o “fondoschiena” o “sedere”, ma si dice “lato b” (o “b side” se si vuole ostentare una certa cultura). Eppure il culo non passa mai di moda. Al momento, ogni tipo di rivista, persino la più compassata, espone questa mercanzia in copertina. Il bombardamento di immagini che riguardano questo meraviglioso oggetto del desiderio è tale da far perdere appeal al meraviglioso oggetto stesso? Forse. Il sito del Corriere della sera è una vetrina di natiche di ogni colore e forma. Il sito de la Repubblica, accanto all’ennesima fotogallery mozzafiato, pubblica con involontario masochismo un articolo sulla crisi della libido in epoca YouTube. Tesi: c’è tanto di quel sesso online che ci scoccia farlo davvero. Probabilmente il fenomeno c’è ed è diffuso, ma azzardo un’altra ipotesi che col web c’entra poco e nulla. La voglia di sesso e/o amore (astenersi da ramanzine sulla differenza, siamo tutti vaccinati qui) risente anche dei luoghi comuni che col linguaggio hanno a che fare. Dire “cara, questo vestito ti fa un culo magnifico” è la stessa cosa che dire, in termini di sana libido “Cara, questo vestito valorizza il tuo lato b”? Secondo me, no.

  

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