Silvio bellico

Non c’è da dilungarsi sul significato politico delle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi contro certi giudici “metastasi del Paese”. Si sa – è cronaca – che queste particelle tumorali in circolo per la nazione sono in realtà gli anticorpi che cercano di immobilizzare e disinnescare i virus che lo stesso Berlusconi ha inoculato.
Ciò che mi preoccupa di più è lo stato psichico di un premier che mostra, giorno dopo giorno, un pericolosissimo e rapido decadimento. D’accordo, non ci si aspetta da lui una posizione super partes neanche se c’è da discutere sul sesso degli angeli. Un presidente del Consiglio non è il presidente della Repubblica: è espressione di una maggioranza politica e ha un mandato complesso da portare avanti. Segue le regole della democrazia, almeno teoricamente. Perché, anche se il premier è ontologicamente di parte, deve agire nell’interesse di tutte le parti, compresa la mia e quelle degli altri che non lo hanno votato. Quando le parole, specie in un’occasione di pubblica rappresentanza, diventano cazzate immense (se non offese da denuncia penale) bisogna allarmarsi. Al capo del governo non si chiede equidistanza, ma ragionevolezza.
E Berlusconi – diciamolo chiaramente – ormai sragiona.

  

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