Sarà capitato anche a voi…/2

di Roberto Torta

San Carlo. San Luca. San Francesco. Guardando il culo di Giusy mi sento in paradiso, mi vengono in mente i santi. Li metto in ordine alfabetico per non zomparle addosso. E’ qui accanto a me.
Giusy, non insistere, Giusy, basta… Giusy non voglio che tocchi il mio pc. Giusyyyy finiscila! Gioca, la ragazza. La ragazza è una profumiera come poche. Le profumiere si dividono in due categorie: quelle che poi la danno e quelle che te la danno prima di poi. Nel suo caso ha seriamente inciso l’educazione familiare.
Suo padre è il direttore di un ufficio postale con due soli dipendenti, ma a sentirlo parlare gestisce un ministero e se ti becca ti fa due palle così con le differenze tra il Banco posta e le altre banche. E’ una di quelle persone che ha una soluzione per tutto. Non c’è niente che non abbia capito. Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che quando si rompe la tavolozza del bagno la buttano e quelli che sanno sostituirla. Lui è capace di sostituire anche le piastrelle.
La madre di Giusy è una Porcona senior. Al microscopio i suoi neuroni sono in costume da bagno che prendono il sole. In palestra la chiamano la bona del tapis roulant. Non fa mai lo shampoo a casa perché “questo crespo non si leva”. Vive dal parrucchiere.
Lavora in ospedale, settore amministrativo. Ha avuto un amante per anni. Del resto un amante o è “per anni” o è una trombata. La signora in questione è una di quelle belle quarantacinquenni sempre in ordine, truccate, ben vestite, con i tacchi, sempre profumatissime anche il 10 agosto.
Sto uscendo. E’ domenica. Mando un sms a Giulio, il mio amico. Gli amici si dividono in due categorie: quelli a cui bisogna spiegare tutto e quelli con cui non c’è bisogno di parlare. Giulio appartiene alla seconda categoria.
Mi arriva un sms, ma non è di Giulio.
“Mi sono messa il tuo profumo. Adesso anche i miei pensieri hanno il tuo odore. G.”
Penso: siamo a posto. Questa ragazza sta diventando pericolosa.
Immagino una scena. Lei corre nuda per casa mentre io, leggiadro come solo con la fantasia posso essere, la inseguo per poi prenderla e profanare reiteratamente la sua giovinezza. Sul più bello arriva mia moglie che in un sol colpo mi agguanta, mi riempie di botte, mi caccia da casa, mi fa causa e riscuote l’assegno mensile.
Io Giusy non me la farò mai. Ne sono certo. E questo si chiama amore. Per se stessi.
Giulio mi aspetta al bar. Siamo vestiti allo stesso modo: Lacoste azzurra e maglioncino di cotone Lacoste sulle spalle. Ho i miei pantaloni di lino, le Hogan d’ordinanza e lo sguardo perso da uomo malinconico. E’ l’effetto del chiodo fisso piantato nel mio cervello: il culo di Giusy.
Giulio non è solo. E’ con una bruna che non finisce mai, capelli lunghi e zigomi alti. Ha un paio di jeans che le disegnano due gambe ben tornite. La prima cosa che noto è l’accento. Milanese.
Ti presento Andrea, mi dice Giulio. E mentre le stringo la mano sento qualcosa che mi prende all’altezza l’ombelico e fa roteare ogni mio organo interno. Riesco solo a dire “piacere” e le vedo: Giusy e mia moglie sono arrivate a tradimento. Pure loro in questo bar. In questa domenica di giugno.
Andrea, Giusy e mia moglie. Cerco di dare un ordine ai pensieri. Un ordine alfabetico. A, come Andarsene.

2. continua
  

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