Sino alla fine

Qualche giorno fa, guardando un servizio del Tg1, sono rimasto colpito dalla brutta cera di un cronista. Era la prima volta che mi accadeva di essere incuriosito, quasi subliminalmente, dal fatto che il volto noto di un giornalista mi sembrava meno noto per via di un appesantimento dei lineamenti, di un colorito pallido. Ho accantonato quasi istantaneamente quel pensiero, con un pizzico di vergogna e di autocritica. “Ti stai rincoglionendo – potrei essermi detto, ma non lo ricordo – che cavolo te n’è fregato mai dell’aspetto dei giornalisti, maschi per giunta!”.
Ieri ho appreso che quel cronista è morto dopo una lunga malattia e che sino alla fine non ha voluto mollare quell’ultimo ormeggio con la vita che era il suo lavoro.
Lo conoscevo soltanto da spettatore, però posso affermare che Paolo Giuntella, quirinalista del Tg1, solo per il suo caparbio attaccamento alla missione di esserci per raccontare, è stato un bell’esempio. Se tutti, come scatole di pomodori pelati, abbiamo una scadenza, non c’è motivo di buttarci giù dallo scaffale della dispensa prima del tempo. E se anche il tempo non è quello che ci aspettavamo, c’è sempre qualcuno a cui quel tempo può essere dedicato nella maniera migliore. Facendo quello che abbiamo sempre fatto sino alla fine.

  

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