Ancora sul Gay Pride

Alcuni commenti al post di ieri, in particolare quello di una lettrice anonima e quello di Rainer Muller, mi spingono a tornare sull’argomento del Gay Pride.
Credo che gli omosessuali non cerchino l’omologazione con la parte becera della società, quella che li bolla come “froci”, li emargina, li sbeffeggia o addirittura li considera malati. Da quella pozzanghera di subcultura tutti, etero e omo, cerchiamo di rimanere distanti.
Proviamo a essere razionali – il che significa essere anche cattivelli – e a dire come stanno le cose. Per certi ignoranti e razzisti non c’è speranza di recupero. Meritano soltanto (soltanto?) di essere isolati.
Perché allora offrire agli occhi poveri di menti spente uno spettacolo che dà ai proprietari di tali occhi e tali menti l’unica occasione per blaterare qualcosa di tristemente vero? L’effetto appariscente del Gay Pride non sono le famiglie e le testimonianze di umanità che marciano compostamente alla fine del corteo, ma è il circo delle provocazioni che – lo ripeto – mi appare assolutamente fuori contesto (storico, civile, culturale).
Non è confrontandosi con la parte peggiore del Paese che si trovano giustificazioni che, a ben pensarci, non servono. La scarsa qualità dei ministri, il tifo violento degli ultras, la povertà intellettuale di certe giovani leve non sono un alibi, né possono essere un termine di paragone.
Molti anni fa, nel giornale in cui lavoravo, mi venne chiesto un corsivo per la prima pagina a proposito di una manifestazione estiva che si chiamava “Una checca per l’estate”. Capite bene che già il nome scelto dagli organizzatori della serata (era prevista l’elezione di una miss/mister) innescava più di una battuta facile. Cominciai a scrivere e, a poco a poco, mi ritrovai a considerare la diversità dei sorrisi, dentro e fuori di me. Mi venne in mente Pirandello e la sua amarezza nel raccontare della lumaca gettata nel fuoco “che sfrigola, pare rida, e invece muore”. Il pezzo finiva così: “Una checca per l’estate” è una cosa seria. Come serio può essere un concorso di bellezza.
Non sono contrario al Gay Pride, sono contrario all’evanescente sacralità di cui lo si vuole ammantare. Il Gay Pride è insomma una cosa seria, come seria può essere un parata di provocatori in maschera.

  

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