La buona tv

Sabato sera ho assistito a un grande spettacolo televisivo. C’era un anziano che parlava, raccontava. Aneddoti, esperienze, letture, errori e progetti. Era Andrea Camilleri, intervistato da Fabio Fazio. Venti minuti di televisione godibile, divertente, istruttiva e spensierata. Un’intervista che poteva durare tre ore: di certo non mi avrebbe annoiato. E non perché io sia un fan di Camilleri (mi piace, lo ammiro pur non essendo il mio scrittore preferito). L’intervista era un trampolino per tuffarsi in una vita appassionante, come appassionante può essere la storia dei grandi (per meriti ed età). Accade sempre più raramente che la tv racconti esistenze degne di essere narrate. I rotocalchi, i contenitori, gli spazi di approfondimento sono ingolfati da grumi di esperienze senza alcun appeal oggettivo. Penso, ad esempio, ai programmi pomeridiani della domenica , quelli per le famiglie, pieni di oscuri reduci del Grande Fratello e di starlette smutandate.
Un utile servizio all’intelligenza pubblica sarebbe stato mettere in onda tre ore di intervista ad Andrea Camilleri. Scommetto tutto quello che ho sull’audience.

  

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