"Ora che ho ucciso, posso andare?"

Dalle analisi medico-scientifiche sul cadavere della ragazzina di Niscemi, massacrata da tre giovanissimi sciagurati, emergono i soliti particolari raccapriccianti, utili per i magistrati, assolutamente superflui per il resto del mondo. Li tralascio, testimoniando a beneficio di chi non avesse letto i resoconti dei quotidiani che la povera Lorena è stata vittima di una violenza inaudita.
Ciò che mi ha colpito ancor di più – se una graduatoria dell’orrore può esistere in un contesto così disumano – è però un passaggio dell’interrogatorio di uno degli assassini. Al magistrato l’aguzzino avrebbe detto: “Ora che ho confessato, posso andare a casa?”.
Questo ragazzo è il prototipo della nuova delinquenza minorile: un misto di incoscienza (ingrediente base in chi delinque) e di protervia (ingrediente aggiunto per ignoranza). In quella frase – mi pare – c’è tutto il peggio del modello televisivo contemporaneo: la totale mancanza di rapporto causa-effetto, il lavaggio rapido delle coscienze, il buco nero dei rapporti umani, la forza muscolare come unico strumento di vittoria, la prevaricazione indecente.
La vita, in certe vite, è un reality. Se sbagli vieni eliminato. Paghi il pegno di una confessione e sei fuori. Devi solo sopportare la fatica di cercarti un altro palco.

  

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