Pensieri da runner

Corro da sempre. Nonostante qualche vizio e uno stile di vita quantomeno irregolare, sono uno di quei matti che vedete sgambettare la mattina nei parchi, sul lungomare, sulle strade asfaltate. Non c’è condizione climatica che ci fermi: in maglietta, scarpette e pantaloncini sfidiamo il freddo e sopportiamo il caldo.
Siamo drogati di endorfine, schiavi della fatica, onanisti dei tempi cronometrati. Bastano cinque secondi in meno al chilometro per farci sentire su quel podio che mai ci toccherà. Basta un minuto in più sul totale di quindici chilometri per farci andare la giornata sottosopra.
Sono un runner modesto, tutto sommato. Mi bastano circa quaranta chilometri alla settimana per non sentirmi inutile. Mio fratello Gabriele, tipo saggio e incoscientemente determinato, ne brucerà almeno novanta.
Perché vi racconto questo?
Perché ieri mattina, verso l’undicesimo di diciassette chilometri, sono stato trafitto da un pensiero adrenalinico (ero in salita, eh!): “Minchia, Berlusconi sta dicendo cose insospettabilmente democratiche…”.
Che dite? Passo alle bocce e al tressette?

  

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