Gli intoccabili

Tira una brutta aria per i giornalisti. L’ultimo episodio, la bagarre politica nata dopo le accuse di Travaglio a Schifani in tv, è un raro esempio di follia liberticida. Vediamo perché.
Travaglio cita il neo presidente del Senato, pezzo da novanta del centrodestra, per stigmatizzare alcune sue amicizie con personaggi in odor di mafia. Si rifà anche alla ricostruzione fatta da Lirio Abbate e Peter Gomez nel libro “I complici”. Dà cioè uno spaccato di cronaca: accanto a Schifani, in alcuni atti societari, ci sono delle persone condannate per associazione mafiosa. E’ vero, manca la controparte, regola essenziale di un buon giornalismo. E questo è l’unico punto debole della posizione di Travaglio (e di Fazio che ha organizzato l’evento televisivo). Però non facciamo gli struzzi. La regola della controparte serve innanzitutto a garantire i deboli (mediaticamente parlando), cioè i cittadini che non hanno mezzi d’immagine, economici, di consenso per avere una visibilità pari a quella del loro accusatore. Schifani può essere considerato un debole, in quest’ottica? In realtà chi lo difende, più che debole lo considera intoccabile. Senza censure o mannaie è giusto che gli sia data la possibilità di replicare, nel medesimo spazio e col medesimo tempo a disposizione. Stop.
Il rischio è che, a questo punto l’unghia del potere laceri le carni dei cronisti, imponendo la seguente regola (peraltro già in vigore presso alcuni quotidiani, ne so qualcosa…): se non c’è la controparte la notizia non si dà.
Morale: se volete bloccare una notizia che vi riguarda, non fatevi trovare.

  

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