Un Raskolnikov senza palle

di Giacomo Cacciatore

“Ma come ebbe mosso quello straccio, improvvisamente da sotto il pellicciotto scivolò fuori un orologio d’oro. Rovesciò subito tutto quanto. Effettivamente agli stracci erano mescolati degli oggetti d’oro (…) braccialetti, catenine, orecchini, spille e simili. Alcuni erano contenuti in astucci, altri semplicemente avvolti in carta da giornale (…) in fogli doppi, legati con cordoncini. Senza perdere tempo se ne riempì le tasche dei pantaloni e del soprabito (…) a un tratto sentì che nella stanza dell’anziana qualcuno stava camminando (…) scattò in piedi, afferrò la scure e corse fuori dalla camera da letto”.
Stacco.
“Nascondeva circa 100mila euro in un vano della stufa l’anziana strangolata in casa in via della Moschea a Roma e trovata morta sabato pomeriggio. I carabinieri durante un sopralluogo hanno trovato nell’abitazione popolare di Emilia Stoppioni denaro contante (circa 10mila euro), buoni postali e libretti di risparmio. È quindi probabile che chi l’ha uccisa sapesse dell’esistenza di questi soldi”.
Il primo brano l’ho preso dal romanzo forse più noto di Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo. Dell’anno 1866.
Il secondo da un articolo del Corriere della Sera online.
Di ieri.
Ho una madre anziana che vive da sola – senza stufa né contanti in casa, sia chiaro – e ogni volta che leggo una notizia così faccio un elenco mentale dei buoni motivi per conservare amore verso il prossimo, e scriverne. Non lesino sui punti interrogativi.
Notizie del genere mi ricordano che anche il più pessimista degli scrittori ha un animo generoso, così largo e ricco di doni che potrebbe pranzarci dentro tutta l’umanità. Dostoevskij aveva pietà dello studente assassino Raskolnikov. Gli attribuiva pensiero e tormento, ne metteva a nudo grovigli di contraddizioni, ne rivendicava la disperata ricerca di un perché.
Io ho un animo più asfittico.
Al vigliacco che ha ucciso la signora Emilia Stoppioni, ottantuno anni – l’ultima delle vittime facili di un’Italia che si preannuncia sempre più difficile – non attribuisco nulla, nemmeno il pregio dell’originalità. Ha ammazzato e frugato in un piccolo mondo senza difese ignorando che Raskolnikov era stato lì prima di lui, molto tempo prima. Quanto mi piacerebbe dirglielo. Me lo immagino il senza palle: Che? Raskolni-chi?
Quando si sostiene che in Italia si legge poco, e male, e se anche fosse il contrario non servirebbe a un cavolo di niente. Dopotutto.

  

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