Uccidere con grazia

La mia amica Mara, dalla Francia, mi sottopone con indignazione la seguente notizia: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le iniezioni letali non violano la Costituzione. Il busillis – in un ambito così ignobile, come ignobile è la pena di morte – sta nella quota di sofferenza che la morte di Stato impone: deve essere quel tanto che basta per uccidere senza urla, dolore, casino insomma.
E’ curiosa questa cura istituzionale del dettaglio, questa attenzione tutta americana, diciamolo: la morte, seppur inflitta contronatura a uno che che non ha la minima voglia di accettarla, può essere giusta, confortevole, civile.
Ci sbracciamo per protestare contro un altro colosso di civiltà, la Cina, che si spinge a presentare il conto delle spese dell’esecuzione ai parenti dei condannati (del resto le pallottole costano, che ci vogliamo fare…). E dimentichiamo – a mio modesto parere – che la graduatoria dell’etica e della decenza riguarda persino quegli Stati che fanno dei diritti umani carta straccia. I cinesi se ne fottono altamente e brandiscono la loro autosufficienza come un credo blindato. Gli americani pretendono di esportare il loro modello di civiltà e brandiscono la loro faccia tosta come un credo bellico. Uccidono, insomma, ma con grazia.

  

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